Cos’è e come si fa il digiuno intermittente

Invece di usare medicine, digiuniamo un giorno. [Plutarco (45-127 d.C.)]. Sebbene si possa pensare che il digiuno sia una scoperta scientifica recente, in realtà è da secoli che il digiuno è parte integrante delle pratiche terapeutiche, delle tradizioni e delle usanze di molti popoli. Ippocrate (460-367 a.C.) fu il primo medico a prescrivere il digiuno: secondo il padre della medicina, infatti, mangiare durante la malattia “nutriva il male”.

La maggior parte delle religioni lo “comandano” ai discepoli (Ramadan per i musulmani, Yom Kippur per gli ebrei, Quaresima per i cristiani). Non si tratta di digiuni protratti per giorni o settimane, ma di semplici digiuni intermittenti: l’astensione totale o parziale dal cibo per un certo periodo di tempo, non più di 24 ore, alternata dalla ripresa di una regolare alimentazione.

Cos’è il digiuno intermittente?

Il digiuno intermittente altro non è che l’astensione dal cibo per un determinato periodo di tempo.

È bene però fare una piccola precisazione: il digiuno non inizia nel momento in cui smettiamo di mangiare e ci alziamo da tavola. Il nostro corpo nelle successive 3 ore circa (a seconda del pasto) sarà impegnato nella digestione e nell’assorbimento dei nutrienti. Siamo quindi ancora lontani dal concetto di digiuno: il nostro organismo, infatti, sta ancora mangiando a tutti gli effetti.

Lo stato metabolico di digiuno inizia quando il corpo utilizza “scorte interne” di energia.

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Come si fa il digiuno intermittente?

Esistono diverse modalità di digiuno intermittente, che si differenziano in base alle ore di astensione dal cibo: da un minimo di 16 ore ad un massimo di 24 ore.

Non è così difficile come sembra: anticipando la cena e saltando la colazione, o saltando la cena e posticipando di qualche ora la colazione, sfruttiamo al massimo il digiuno delle ore notturne.

Durante l’astensione dal cibo sono permesse le bevande non zuccherate (acqua, tè, tisane, infusi, decotti).

digiuno intermittente

Cosa mangiare dopo il digiuno?

La prima regola è non abbuffarsi. Il digiuno, soprattutto se a scopo terapeutico o dimagrante, non è uno stratagemma per poter mangiare di più o per potersi permettere a cuor leggere qualche sfizio.

È buona pratica interrompere il digiuno con uno o due frutti o meglio con un po’di verdura, o un estratto di verdura e frutta. Successivamente un pasto ben bilanciato: una porzione di cereali, pasta o riso integrali, una porzione di proteine e un’abbondante porzione di verdure. Cotture semplici e un uso moderato dei condimenti (preferibilmente olio extravergine di oliva).

Quante volte a settimana digiunare?

È fondamentale non esagerare, evitando quindi di stressare e affamare eccessivamente il corpo.

Infatti, sebbene il nostro organismo sia portato a sopportare stress acuti (come potrebbe essere il digiuno), quindi stress ridotti nel tempo e a trarre da essi molti benefici, mal si adatta a stress cronici, continuativi e prolungati nel tempo (digiuni ripetuti tante volte a settimana, dieta eccessivamente ipocalorica seguita per molto tempo, salto dei pasti principali, etc.).

È bene quindi alternare il digiuno a giornate di normale e sana alimentazione.

Chi non può fare il digiuno intermittente?

  • Donne in gravidanza e allattamento
  • Bambini e adolescenti anche se in sovrappeso o obesi
  • Persone che soffrono di disturbi alimentari
  • Persone affette da varie patologie in cura con farmaci

Un protocollo di digiuno intermittente deve essere prescritto e seguito da un professionista. Infatti, il successo di qualsivoglia protocollo nutrizionale implica la sua corretta applicazione e il suo utilizzo da parte di chi, ne possa trarre il maggior beneficio possibile.

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