Pre Summit delle Nazioni Unite: la cuociamo questa torta?

Parola d’ordine: mettiamo TUTTI gli ingredienti sul tavolo, prepariamo la torta e cuociamola.

Questa è stata la metafora con cui si è aperta la prima giornata del Pre-Summit delle Nazioni Unite dei Sistemi Alimentari. Il significato è molto semplice: gli ingredienti sono gli attori dalle varie nazioni del mondo ma con una richiesta unanime: potersi unire in modo sinergico affinché la torta si possa cuocere, definendo in questo modo l’azione. Si, perché è di azione che abbiamo bisogno, di chiacchiere ne sono state fatte tante… troppe.

Gli interventi della giornata

Gli interventi hanno avuto un punto in comune: è stato messo in primo piano quanto il cibo sia la nostra vita, e quanto, la produzione alimentare, per il modo in cui è strutturata al giorno d’oggi, sia uno dei maggiori problemi riguardanti l’impatto ambientale e climatico. Sono state infatti citate le recenti inondazioni avvenute in Germania, Belgio, Cina e poi anche in India; un cambiamento climatico che sta preoccupando e che sta diventando sempre più violento.

I punti di intervento sono stati tanti e l’argomento è molto complesso:
1) Governi, produttori, e consumatori uniti;
2) Conoscenza delle necessità dei singoli territori compreso le popolazioni autoctone;
3) Spreco alimentare (che va ridotto nel più breve tempo possibile);
4) Protezione sociale;
5) Protezione della biodiversità;
6) Sistemi agricoli sostenibili;
7) Un consumatore più attento, informato, consapevole e coinvolto;
8) e molto altro ancora

La fame nel mondo

Uno dei problemi affrontato con maggiore incisività è stata la fame nel mondo. È il Dr. David Beasley executive director Word Food che affronta l’argomento. Sono 11 milioni le persone che soffrono la fame, di cui 6,5 milioni sono ad alto livello di insicurezza alimentare, con conflitti e guerre come conseguenze dirette; “sono 41 milioni le persone che  hanno la fame fuori dalla porta e molti di questi sono bambini!”.  Questi sono i dati da lui comunicati per la nazione che ha rappresentato ma,  sul piano mondiale, il problema è molto più grave di quello che si possa pensare. L’ultimo rapporto Oxfam riporta infatti che il numero delle persone sull’orlo della carestia  è cresciuto di 6 volte nell’ultimo anno, con numeri impressionanti: 155 milioni di individui vivono in una condizione di insicurezza alimentare, 20 milioni in più del 2020.  “È ora di fare meno parole e più azione” – chiede Beasley –  Una grande riflessione è stata richiesta su questo tema, con un forte richiamo ad intervenire subito.

La situazione delle popolazioni indigene

Presenti anche i rappresentanti delle popolazioni indigene che chiedono, oltre che di far valere i loro diritti, di essere coinvolti in questo cambiamento: “Noi possiamo dare molto sul piano delle conoscenze agricole” – parole di Ms. Anne Nuorgam – Chair of UN Permanent Forum on Indigenus Issues.

Sono quasi 500 milioni le persone che da 90 paesi sono definite popolazioni indigene, depositari di conoscenze tradizionali uniche, da cui è possibile attingere un sapere che meglio comprende la ricchezza e l’importanza per la sicurezza alimentare del Pianeta.

summit nazioni unite popolazioni indigene

I sistemi alimentari indigeni non si scindono dalla biodiversità in quanto intrinseca, e il loro sapere si trasmette di generazione in generazione. Ecosistemi tradizionali che si appoggiano esclusivamente alla virtù di Madre Terra, con una partecipazione alla vita del territorio e dei valori di cui tutti hanno bisogno.

Le conoscenze tradizionali indigene possono dare molto, e i rappresentanti hanno presenziato il summit per mettere a disposizione il loro sapere, ma senza nascondere la preoccupazione climatica: “Stanno accadendo disastri naturali che non permettono l’accesso al cibo!”. Un ultimo punto, ma non certo per importanza: il diritto al consumo dei prodotti del territorio. La richiesta espressa è stata molto incisiva affinchè i governi non si permettano di fare accordi all’insaputa degli abitanti del territorio stesso, monopolizzandone le risorse per un consumo scellerato: “Stiamo perdendo il controllo dei nostri territori grazie ai sistemi agricoli industrializzati che hanno volutamente alterato sia il nostro modo di vivere che il suolo in cui viviamo”.

Un ultimo appello al rispetto del Pianeta

Un grido finale, giusto, e di diritto: “Vogliamo essere ascoltati. Il problema è molto complesso, ma l’unione fa la forza, e la forza si trasforma in azione, un’azione che speriamo prenda una direzione saggia, di condivisione e di rispetto del Pianeta, ma anche di una produzione sostenibile per un trattamento di parità di potere e di totale condivisione.

Non dimentichiamo i giovani che sono il nostro futuro, ed è importante che questi interventi siano intergenerazionali: Non è possibile decidere il futuro senza i giovani.

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