Cristiano Ronaldo e la Coca Cola, riflettiamoci meglio

Sono bastati solo pochi secondi, il tempo che Cristiano Ronaldo spostasse due bottigliette di Coca Cola e prenderne una di acqua, per far precipitare nettamente le azioni della Coca Cola in Borsa, facendo perdere alla compagnia ben 4 miliardi di dollari. Da quello che riportano i maggiori quotidiani sembrerebbe che il giocatore Juventino abbia a cuore l’educazione alimentare del figlio, vietandogli di bere bevande zuccherate e di mangiare patatine (attenzione che in realtà tutti i genitori dovrebbero avere).

Per Ronaldo non si può diventare dei grandi giocatori se il consumo di junk food, unito a bevande zuccherate, è continuo e quotidiano. Poche altre le parole spese su un argomento che, invece, avrebbe potuto essere uno spunto importante per incanalare un grande messaggio alle giovani generazioni.

Rivedere le priorità: soldi o salute?

Le due bottiglie di Coca Cola erano sul tavolo in quanto sponsor degli Europei, e già qui c’è qualcosa che stona. Lo sport dovrebbe essere sinonimo di salute, e gli sponsor dovrebbero rispecchiare un legame che riflette un corretto stile di vita.

Si perché qui si è evitato di parlare della cosa più importante, che non è la coca cola, ma le bevande zuccherate, e tutte sono da mettere sul banco degli imputati.

Un allarme lanciato da tempo dalla scienza

Il danno delle bevande zuccherate è molto chiaro, e gli studi non hanno dubbi in proposito.  Il loro consumo è stato positivamente associato al rischio di cancro generale e cancro al seno.

È altrettanto chiara l’alta prevalenza di sovrappeso e obesità nei bambini e nei giovani. L’eziologia è multicausale e influenza fattori ambientali, culturali e di abitudini alimentari come, appunto, il consumo di bevande zuccherate e zuccheri aggiunti, che favoriscono l’eccesso di peso e il rischio di malattie croniche non trasmissibili (malattie cardiovascolari, diabete, cancro, ecc.). L’aumento di peso in alcune fasce di età, non solo è legato alla dieta moderna, ma in studi specifici, è emerso che lo sviluppo del sovrappeso non era legato all’eccessivo apporto energetico dei pasti (calorie), ma al consumo di bevande zuccherate e all’apporto di carboidrati semplici all’energia totale.

Ormai non ci sono dubbi, le bevande zuccherate, ampiamente consumate nei paesi occidentali, rappresentano uno dei fattori di rischio modificabili per la prevenzione del cancro, e potrebbero essere un fattore chiave per l’epidemia di sovrappeso e obesità, in virtù dell’alto contenuto di zuccheri aggiunti, della bassa sazietà e della compensazione incompleta dell’energia totale. Ma non è tutto.

La risposta del cervello alle due sostanze (Frame tratto dal film Fed Up, di cui trovate il trailer in fondo alla pagina)

Le bevande light non sono meglio

Sostituire lo zucchero con dolcificanti light, e quindi a 0 calorie e 0 impatto glicemico, non è stata una mossa saggia né da parte della scienza né da parte del marketing. Il Consumo di bevande dolcificate artificialmente sono in egual misura a  rischio tumori legati all’obesità perché i meccanismi metabolici, benché differenti da quelli dello zucchero, sono tutt’altro che sani, anzi.

La responsabilità degli idoli dei giovani

Il gesto di Ronaldo è stato un esempio importante che dovrebbe far riflettere i numerosi idoli, che si sono prestati e che si prestano a campagne pubblicitarie, spesso rivolte proprio ai bambini e ai giovani, di alimenti dannosi.

L’alibi del non lo sapevo oggi non regge più, e speriamo che questo gesto possa diventare un effetto domino per tutti i personaggi, siano essi calciatori, attori, cantanti, influencer, o altro: l’importante è comprendere che non è il marchio che va colpito,  ma l’errato comportamento.

Un appello anche ai genitori

Questo stesso alibi non regge più nemmeno per i genitori, che negli ultimi anni si sono sempre più defilati dal prendere le redini dei propri figli educandoli ad una sana e corretta alimentazione, invece di lasciarsi affascinare dalla maestria del marketing. I bambini, per crescere sani, devono mangiare sano e vivere in un ambiente (inteso come pianeta) sano.

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