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Insonnia e rischio demenza

Studio pubblicato sulla rivista Brain dai ricercatori della Washington University di St. Louis (Usa)

Pubblicato il 26/07/2017 da Prevenzione a tavola

Chi soffre d’insonnia durante la mezz’età potrebbe avere maggiori probabilità di soffrire di demenza in età avanzata. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Brain dai ricercatori della Washington University di St. Louis (Usa), secondo cui basterebbe una notte di cattivo riposo per aumentare la presenza nel cervello di beta-amiloide, una proteina cerebrale associata alla malattia di Alzheimer. E non è tutto: se l’impossibilità di dormire bene persiste per almeno una settimana, si verificherebbe anche un incremento dei livelli della proteina tau, che è stata collegata ai danni cerebrali riscontrati nell’Alzheimer e in altre malattie neurologiche.

L’indagine ha coinvolto 17 persone sane di età compresa tra 35 e 65 anni, che non presentavano disturbi del sonno né problemi cognitivi. I partecipanti sono stati invitati a indossare sul polso un dispositivo che monitorava il tempo trascorso ogni notte a dormire, per un periodo di due settimane. Dopo le prime cinque notti, in cui hanno potuto riposare a casa propria, ai volontari è stato chiesto di dormire all’interno di un laboratorio, progettato per riprodurre una camera da letto buia, insonorizzata, con un clima adeguato e abbastanza spaziosa per ospitare una persona. I soggetti, in questo caso, hanno dovuto mettere delle cuffie per le orecchie, mentre sul loro cuoio capelluto sono stati fissati degli elettrodi che servivano a monitorarne le onde cerebrali.

Metà dei partecipanti ha potuto continuare a riposare tranquilla, mentre l’altra metà è stata disturbata più volte durante la notte. Nello specifico, quando i segnali cerebrali dei soggetti si stabilivano sul modello a onde lente, che caratterizza il sonno profondo e privo di sogni, i ricercatori inviavano una serie di segnali acustici attraverso le cuffie, che gradualmente diventava sempre più forte, finché i partecipanti passavano a una fase di sonno meno profondo. Il mattino successivo, i volontari che erano stati disturbati durante il sonno hanno riferito di sentirsi stanchi e non riposati, anche se avevano dormito per lo stesso tempo degli altri e raramente ricordavano di essere stati svegliati durante la notte. I ricercatori hanno quindi misurato i livelli delle proteine beta-amiloide e tau presenti nel fluido che circonda il cervello e il midollo spinale di tutti i partecipanti.

Circa un mese più tardi, gli autori hanno ripetuto l’esperimento con gli stessi volontari, ma a ruoli invertiti: quelli che erano stati disturbati durante la notte stavolta hanno dormito senza interruzioni, e viceversa. Al termine dell’esperimento, i ricercatori hanno confrontato i livelli di beta-amiloide e di tau presenti nel cervello di ciascun partecipante dopo la prima notte di sonno interrotto. Hanno così rinvenuto un aumento del 10% dei livelli beta-amiloide, anche se non hanno riscontrato alcuna crescita dei livelli di tau. Tuttavia, dopo una settimana di sonno disturbato è emerso anche un incremento della presenza di questa proteina. “Abbiamo dimostrato che un cattivo riposo è associato a livelli superiori di due proteine associate alla malattia di Alzheimer – spiega David M. Holtzman, che ha coordinato lo studio -. Pensiamo che la carenza cronica di sonno durante la mezz’età possa aumentare il rischio di sviluppare l’Alzheimer più avanti nella vita”. (Fonte)



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