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In 5 anni dimezzati antibiotici in allevamenti pollame

Unaitalia, risultati piano volontario,lotta a fake news su carni

Pubblicato il 27/06/2017 da

In cinque anni il settore avicolo italiano ha dimezzato l’uso dei farmaci negli allevamenti. E’ quanto emerso in occasione dell’assemblea nazionale di Unaitalia- Unione nazionale filiere agroalimentari delle carni e delle uova che dal 2013 ha attivato, di concerto con il Ministero della Salute, un piano volontario su base nazionale per razionalizzare l’uso di antibiotici negli allevamenti di pollame. Per l’anno 2017 – ha annunciato l’Associazione – il Piano rilancia l’impegno nella riduzione delle molecole critiche per la salute umana: infatti, dopo l’abbandono delle cefalosporine di 3° e 4° generazione a partire dal 2009, oltre alle altre cefalosporine tradizionali, l’obiettivo è bandire l’uso della colistina nel pollo da carne.

LEGGI ANCHE: Pollo agli antibiotici, il rischio è alto

“L’azione di riduzione – spiega il presidente di Unaitalia Aldo Muraro – è solo uno degli impegni che il settore sta portando avanti nell’ambito di un processo di valorizzazione dell’intera filiera”. Unaitalia ha rilevato come nonostante il pollo e il tacchino siano alimenti molto amanti dagli italiani, con consumi in costante crescita (+38% negli ultimi dieci anni) persistono sul settore i falsi miti. Per esempio il 74% degli italiani pensa che gli antibiotici siano utilizzati negli allevamenti per favorire la crescita, mentre è una pratica vietata in Europa dal 2006. Inoltre nel pollo a tavola non ci sono mai residui di antibiotici perché negli allevamenti italiani si rispetta il “periodo di sospensione”, cioè il tempo necessario per smaltire il farmaco prima che il pollo venga avviato al consumo.

Unaitalia ha anche annunciato di aver promosso un Protocollo d’intesa al vaglio dei ministeri delle politiche agricole e della Salute per riunire la filiera al fine di migliorare gli standard di allevamento, accrescere il benessere animale, favorire l’accesso ai fondi per l’ammodernamento delle strutture produttive e contrastare le ‘fake news’ sulle carni bianche. (Fonte)

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