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Nemmeno i cinesi consideravano latte quello di soia

Il latte di soia non può più chiamarsi “latte”, ma tornando indietro alle sue origini, nemmeno i cinesi lo consideravano tale

Pubblicato il 19/06/2017 da

Ebbene, la Corte di Giustizia Europea ha deciso: non sarà più possibile il “richiamo” su etichette, confezioni o pubblicità alla parola “latte” di bevande o altre specialità a base di soia, facendo finalmente chiarezza su cosa realmente i consumatori portano sulle loro tavole. Il problema del richiamo dei prodotti di origine vegetale a quelli di origine animale è purtroppo molto attuale, coinvolgendo anche la carne (Meat Sounding), per la quale la battaglia è ancora aperta.

 LEGGI ANCHE Corte Ue, per la soia non si usi parola latte

Ma se torniamo indietro alle origini del “latte” di soia, vediamo che anche i cinesi non lo consideravano affatto un latte.

Il nome originale era doujiang, che significa letteralmente «siero di soia», menzionato per la prima volta in Cina nell’anno 82 d.C.. Si trattava di una bevanda tradizionale cinese, derivata dalla parte liquida rimanente dalla preparazione del tofu, anche se i primi viaggiatori in Cina, che citano il tofu di frequente, non fanno mai riferimento al “latte” di soia o al suo utilizzo come bevanda, non fino alla metà del XX secolo almeno.

Il metodo tradizionale cinese per produrre il “latte” di soia è quello di metterne in ammollo i semi per tutta la notte, così da ammorbidirli, per poi schiacciarli fino a ottenerne una purea, che verrà mescolata ad acqua fredda e successivamente filtrata con un panno in un colino di bambù. Il residuo solido insolubile rimanente (okara) subisce diversi lavaggi in acqua fredda e pressature a pietra, per poter estrarre bene tutto il latte che, prima di essere servito, viene bollito per 20 minuti.

Si ipotizza però che il termine doujiang si riferisse ad una minestra di purea di soia, piuttosto che a un latte filtrato: l’evidenza di questa ipotesi si ha nel fatto che il modo più tradizionale di servire il “latte” di soia è nella forma di una zuppa calda piccante, di solito consumata a colazione, insieme a del pesce, come tonno e gamberetti. I cinesi non lo hanno mai utilizzato come sostituto del latte, nemmeno come bevanda per bambini.

In Asia orientale in realtà non era diffusa nemmeno l’usanza di produrre e bere il latte di origine animale, nonostante l’abbondanza di vacche, bufale e capre, per vari motivi, primo fra tutti perché non ne amavano il sapore, troppo intenso e troppo «di animale».

La vera espansione del “latte” di soia come bevanda in Cina si è avuta solo di recente, a partire dagli anni ’50 dello scorso secolo. Quindi il mito per cui “in Cina bevono latte di soia da millenni”, attribuendogli proprietà miracolose che in realtà non possiede, può essere definitivamente sfatato.

Estratto da libro “La soia: fa bene o fa male?” Edizioni l’Età dell’Acquario.

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Susanna Bramante

Susanna Bramante

Laureata con 110 e lode in Scienze e Tecnologie delle Produzioni Animali presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Pisa, è Agronomo, Ph. Doctor in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo, consulente della nutrizione e divulgatrice scientifica. Autrice e coautrice di 11 ... LEGGI »

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