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La soia fa bene o fa male?

Siamo sicuri che sia così e che la soia sia davvero una panacea?

Pubblicato il 29/05/2017 da Andrea Bertaglio

La soia. Fa bene o fa male? E soprattutto, ne avevate mai sentito parlare fino a pochi anni fa, come alimento per l’uomo? Io no. Eppure oggi non c’è supermercato che non ne sia in gran parte “colonizzato”. La soia, entrata prepotentemente a far parte della nostra alimentazione, è addirittura utilizzata in prodotti sostitutivi della carne, del latte e dei formaggi, e trova consensi crescenti non solo tra i vegetariani e i vegani, che di questi stessi prodotti-imitazione non sembrano poter fare a meno, ma anche tra chi vuole seguire una dieta “salutare”. O presunta tale.

Per soddisfare le richieste di questa fascia crescente di consumatori, hanno avuto un’impennata vertiginosa i “nuovi” e sofisticati prodotti a base di soia, dal colore e sapore camuffati e dalle caratteristiche organolettiche alterate, per poter imitare il più possibile gli alimenti che vanno a sostituire e imposti da aggressive strategie di marketing. Il tutto facendo leva sul fatto che la soia fa parte da millenni dell’alimentazione tradizionale dei popoli orientali, tra i più longevi al mondo e con minor rischio di patologie diffuse invece tra gli insani occidentali.

Ma siamo sicuri che sia così e che la soia sia davvero una panacea? Le sue proprietà sono oggi molto dibattute, soprattutto in relazione al largo ricorso alla chimica e alle tecnologie moderne impiegate per estrarne le proteine, che aggirano i lunghi procedimenti tradizionali con cui è stata da sempre preparata secondo la cultura orientale. La soia è davvero un alimento straordinario, o è un legume pericoloso introdotto oggi in modi e quantità sbagliati nella nostra dieta?

A farsi questa domanda, cercando di chiarire un po’ le idee di consumatori sempre più frastornati da un’informazione basata più sul marketing che sulle evidenze scientifiche ci ha pensato Susanna Bramante, agronomo, divulgatrice scientifica e PhD in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo. Che, con il suo primo libro, “La soia: fa bene o fa male?” (Edizioni L’Età Acquario), riporta sui binari della razionalità un tema non ancora seriamente trattato nel nostro Paese. Con un merito su tutti: quello di smitizzare finalmente delle proprietà che la soia comunque non ha.

Il libro di Susanna Bramante è uno studio completo sulle origini storiche e culturali della produzione di soia in Oriente, e passando attraverso la sua evoluzione e le sue caratteristiche fa luce sui diversi aspetti di un alimento che dobbiamo sicuramente imparare a consumare correttamente, anche per non rischiare pericolose conseguenze. In pratica, attraverso una rigorosa e approfondita analisi di studi scientifici e in base ai più recenti risultati della ricerca tradotti in un linguaggio semplice, la soia viene illustrata per quello che realmente è.

Attenzione alle mode, quindi. Possiamo anche concederci di seguirle, se vogliamo sperimentare di tanto in tanto qualcosa di nuovo anche in cucina. Ma attenzione a pensare di potere sostituire dall’oggi al domani senza conseguenze alimenti di cui ci nutriamo da millenni. Se paghiamo un prodotto surrogato tre volte più del suo originale, non significa necessariamente che sia meglio per la nostra salute.



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Andrea Bertaglio

Andrea Bertaglio
Giornalista

Scrivo per vari quotidiani e riviste, principalmente di temi ambientali e sociali. Con il mio ultimo libro, “Medicina ribelle. Prima la salute, poi il profitto”, mi sono avventurato anche nel campo della salute e del business che le sta dietro. Laureato in sociologia, partecipo spesso come relatore a convegni e conferenze su sostenibilità, ... LEGGI »

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