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Chirurgia, “troppi esami inutili prima degli interventi”

Indagini che fanno crescere i costi e rischi inutilmente

Pubblicato il 23/05/2017 da

Troppi esami prima degli interventi chirurgici programmati: indagini che fanno crescere i costi e rischi inutilmente. A determinare questo eccesso diagnostico ingiustificati timori medico-legali, abitudini consolidate e la limitata condivisione dei rischi con i pazienti. Un problema messo in luce da “consistenti evidenze scientifiche internazionali e nazionali”, su cui mette l’accento l’Osservatorio Gimbe per la sostenibilità del Ssn che ha identificato i test preoperatori nella chirurgia di elezione come ‘sorvegliati speciale’ per stimare sprechi diretti e indiretti conseguenti al loro sovra-utilizzo.

“L’utilizzo routinario di test preoperatori – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – per la chirurgia elettiva non incide sulla gestione chirurgica e il riscontro di risultati falsamente positivi genera un ulteriore sovra-utilizzo di prestazioni, come terapie inappropriate, consulti specialistici ed esami invasivi che possono determinare danni ai pazienti. Inoltre, i conseguenti sprechi non sono dovuti solo all’eccesso di esami, ma anche ai ritardi generati nel processo chirurgico”.

La linee guida del Nice, disponibili in italiano grazie alla traduzione della Fondazione Gimbe, prendendo in considerazione lo stato fisico del paziente secondo le classi di rischio Asa (American Society of Anesthesiologists) e la complessità dell’intervento chirurgico (minore, intermedia, maggiore), forniscono le raccomandazioni per i test diagnostici come un semaforo: rosso (non di routine), giallo (raccomandato in casi particolari), verde (sempre raccomandato).

“La linea guida Nice – continua Cartabellotta – raccomanda di includere i risultati di tutti i test pre-operatori effettuati dal medico di famiglia quando si richiede un consulto chirurgico, oltre che considerare tutti i farmaci assunti dal paziente prima di effettuare qualsiasi test pre-operatorio, proprio per evitare inutili duplicazioni di esami, in particolare quelli eseguiti per specifiche comorbidità o terapie assunte dal paziente”.

Altro aspetto rilevante indicato nelle linee guida è la necessità – evidenzia Gimbe – di accertare lo stato di gravidanza, visti i rischi per la madre e per il feto determinato dagli anestetici e dalla procedura chirurgica, associati a un aumentato rischio di aborto spontaneo: infatti, il 5,8% delle gravide ha un aborto spontaneo dopo un intervento chirurgico e la percentuale sale al 10,5% se l’operazione viene effettuata durante il primo trimestre. Paradossalmente, nella chirurgia elettiva il sovra-utilizzo dei test di routine convive con il sotto utilizzo di procedure standardizzate per accertare lo stato di gravidanza, incluso il test nei casi dubbi, fanno notare gli esperti

“L’articolo 5 della legge 24/2017 sul rischio clinico fa riferimento – conclude Cartabellotta – alla tutela medico-legale del professionista che si attiene a ‘linee guida elaborate da enti e istituzioni pubblici e privati nonché dalle società scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie e, in assenza di queste, da buona pratiche clinico-assistenziali’. In attesa del rilancio del Sistema nazionale linee guida, riteniamo che le raccomandazioni del Nice, prodotte con metodologia estremamente rigorosa, rappresentino un riferimento, oltre che per guidare i comportamenti professionali e per informare correttamente i pazienti, anche per la tutela medico-legale”. Le linee guida sono consultabili su www.evidence.it/test-preoperatori (Fonte)



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