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Se il cibo uccide, in Italia 40 morti l’anno per choc da allergia

Tante sono le vittime di choc anafilattici causati da allergie alimentari

Pubblicato il 10/04/2017 da

Bocconi killer per circa 40 italiani all’anno. Tante sono le vittime di choc anafilattici causati da allergie alimentari, spesso sconosciute fino al momento del dramma. Negli Usa i decessi arrivano a 200 l’anno.

I dati diffusi in occasione del XXX Congresso nazionale della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic), in corso a Firenze, fotografano un fenomeno in crescita, sul quale si allunga più di un’ombra. Per esempio, solo un under 18 allergico su mille porta con sé la penna salvavita caricata di adrenalina autoiniettabile. E benché fra i bambini più piccoli l’allergia più frequente sia quella al latte vaccino (al di sotto dei 5 anni non lo tollerano in oltre 100 mila), i latti speciali sono rimborsati solo in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, e Sardegna. Nelle altre regioni sono a carico delle famiglie, che affrontano una spesa annuale superiore a 50 milioni di euro.

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I NUMERI – Gli allergici ai cibi nel nostro Paese sono più di 2 milioni, pari al 3,5% della popolazione generale, ricordano gli esperti della Siaaic. In Italia l’alimento più allergizzante negli adulti è la nocciola (26%), seguita da verdura (14%), frutta fresca, soprattutto pesche e albicocche (12%), crostacei (10%), pesce (7%), legumi (6%), semi (6%) e grano (5%). Gli under 18 che soffrono di allergie alimentari sono invece 570 mila: 270 mila bimbi tra 0 e 5 anni, 180 mila tra 5 e 10 anni, 120 mila tra 10 e 18. E fra i più piccoli (0-5 anni), 5 mila rischiano di reazioni allergiche gravi che potrebbero anche costare loro la vita. Uno choc su 3 si verifica alla scuola materna o alle elementari. In cima alla classifica degli alimenti più intollerati dagli under 5 c’è appunto il latte vaccino (100 mila allergici), seguito da uova (80 mila), noci, nocciole e arachidi (50 mila) e altri ingredienti come grano, pomodoro, soia, crostacei, frutta e verdura.

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L’INIZIATIVA – Per meglio tutelare chi rischia, la Siaaic lancia un’iniziativa che parte da Roma e si estenderà in tutta Italia. Non solo stelle, forchette o cappelli. Per testimoniare la propria bravura e creatività ai fornelli, gli chef italiani potranno esibire anche il ‘bollino blu’ anti-allergie. Una certificazione di sicurezza, per menu a prova di choc. Prendono il via a fine aprile all’università Cattolica di Roma, coordinati da Domenico Schiavino, responsabile del Servizio di Allergologia del Policlinico Gemelli, i primi corsi per educare ristoratori e gestori di esercizi alimentari a ridurre al minimo i pericoli per i clienti che soffrono di allergie o intolleranze alimentari: in tutto circa 5 milioni di italiani .

“L’esigenza di educare chi lavora nella ristorazione nasce dalla consapevolezza che i pazienti sono in continuo aumento – osserva Giorgio Walter Canonica, presidente Siaaic – Gli allergici ai cibi in Italia sono oltre 2 milioni. A questi si aggiungono oltre 2 mln di italiani intolleranti a uno o più alimenti. Ma sono moltissime le forme di allergia al cibo che si stanno sempre più diffondendo: si stimano per esempio circa 5 milioni di allergici o intolleranti al nichel, che manifestano sintomi sistemici o gastrointestinali dopo aver ingerito uno dei tanti alimenti che contengono il metallo, ma anche circa 100 mila persone, in continuo incremento, che non tollerano uno o più delle migliaia di additivi alimentari che si possono incontrare nei cibi. La platea di soggetti che possono manifestare disturbi più o meno accentuati dopo aver mangiato particolari alimenti è talmente vasta – sottolinea l’esperto – che anche i ristoratori stanno cominciando a sentire l’esigenza di formarsi al riguardo, per venire incontro alle necessità di una fetta sempre più ampia di clienti. Ecco perché abbiamo deciso di organizzare specifici corsi di formazione”.

I corsi si articoleranno in 4 incontri con gli allergologi Siaaic, della durata di 2 ore ciascuno, per affrontare temi come la natura degli allergeni, i meccanismi e l’epidemiologia delle allergie, i metodi diagnostici corretti e quelli ‘farlocchi’, l’approccio dietologico alle allergie e le insidie degli alimenti ‘nascosti’ nelle preparazioni apparentemente sicure. Ai ristoratori verranno anche chiarite le reazioni crociate tra alimenti e fra cibi e allergeni per inalazione, ma soprattutto si punterà sull’informazione relativa alle norme di etichettatura e alle procedure per mettere in sicurezza i cibi.

“Alleneremo il personale di ristoranti ed esercizi alimentari a riconoscere le manifestazioni cliniche di allergia alimentare, soprattutto nelle forme più gravi, spiegando che cosa sia necessario fare per intervenire nel modo più corretto – precisa Mario Di Gioacchino, vicepresidente Siaaic – A chi frequenta il corso sarà dato un libro realizzato dagli allergologi Siaaic, in cui si potranno trovare tutte le informazioni più utili. Lo scopo è far sì che i ristoratori non commettano errori e possano consigliare i piatti più adatti a ogni cliente, per esempio non servendo pietanze che contengono cibi a cui l’avventore non è direttamente allergico, ma che possono scatenare reazioni a causa di allergie crociate. “Ne va della sicurezza dei pazienti”, avverte l’esperto. “Non a caso – conclude – l’obiettivo dei corsi è anche rispondere alla raccomandazione del Regolamento europeo che suggerisce la presenza di personale formato ad affrontare le allergie tra gli addetti al pubblico. Vogliamo andare oltre alla semplice etichettatura dei 14 gruppi alimentari allergizzanti individuati dall’Unione europea per cui è obbligatoria la segnalazione: nei locali che esporranno il bollino anti-allergie si potrà essere certi di trovare una particolare attenzione alla personalizzazione dei menu per gli allergici”. (Fonte)



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