I cookie permettono il funzionamento di alcuni servizi di questo blog. Utilizzando questi servizi, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra.

Dettagli OK

Parlare due lingue protegge dall’Alzheimer

Un team di ricercatori del San Raffaele di Milano ha scoperto perché mettendo sotto la lente i bilingui nostrani: gli altoatesini

Pubblicato il 31/01/2017 da Prevenzione a tavola

Saltano con disinvoltura da una lingua all'altra come se fosse la cosa più naturale del mondo. Per nulla spiazzati da due vocabolari, due architetture grammaticali, due sistemi sintattici diversi. Sono i bilingui: un cervello, due idiomi. Se da sempre suscitano ammirazione per la marcia in più che gli viene garantita dalla loro capacità, un nuovo studio scientifico offre adesso una ragione in più per provare un pizzico di invidia.Parlare due lingue protegge anche dall'Alzheimer , che si manifesta in queste persone in età più avanzata e con sintomi meno intensi. Un team di ricercatori del San Raffaele di Milano ha scoperto perché mettendo sotto la lente i bilingui nostrani: gli altoatesini.

GUARDA IN ALTO IL VIDEO: La straordinaria utilità farmacologica dell’inositolo, anche contro l'Alzheimer

Secondo i risultati dello studio pubblicato su 'Proceedings of the National Academy of Sciences' (Pnas) parlare due lingue lungo l'arco della vita modifica la funzione cerebrale, per quanto riguarda sia l'attività metabolica frontale sia la connettività tra specifiche aree del cervello, tanto da compensare i danni prodotti dalla malattia. Coordinato da Daniela Perani, direttrice dell'Unità di neuroimaging molecolare e strutturale in vivo nell'uomo dell'Irccs San Raffaele e docente dell'università Vita-Salute, il lavoro offre un contributo alla ricerca dei fattori in grado di ritardare o contrastare la malattia che ruba i ricordi, ancora priva di cure farmacologiche efficaci.

Secondo recenti studi epidemiologici, essere bilingue può ritardare l'esordio di alcuni tipi di demenza senile fino a 5 anni. Ma i meccanismi neurobiologici che sottendono questo effetto protettivo sono ancora largamente sconosciuti. La ricerca guidata da Perani è la prima a studiare un gruppo ampio di pazienti, affetti da demenza di Alzheimer - 85 persone, di cui metà italiani monolingue e metà bilingui, originari dell'Alto Adige - attraverso una tecnica di imaging chiamata Fdg-Pet (un tipo di tomografia a emissione di positroni che permette di misurare il metabolismo cerebrale e la connettività funzionale tra diverse strutture del cervello).

In linea con le precedenti evidenze, i pazienti bilingui affetti da demenza di Alzheimer sono risultati in media più vecchi di 5 anni rispetto ai monolingue e hanno ottenuto punteggi più alti in alcuni test cognitivi volti a valutare la memoria verbale, oltre alla capacità di riconoscere luoghi e volti. Ma l'uso della Fdg-Pet ha svelato anche che questi pazienti, a fronte della migliore performance cognitiva, hanno un metabolismo più gravemente ridotto nelle aree cerebrali tipicamente colpite dalla malattia, indice di neurodegenerazione, rispetto ai pazienti monolingue.

E' la prova, spiegano gli autori dello studio, che il bilinguismo costituisce una cosiddetta 'riserva cognitiva' che funziona da difesa contro l'avanzare della demenza. "È proprio perché una persona bilingue è capace di compensare meglio gli effetti neurodegenerativi dell'Alzheimer che il decadimento cognitivo e la demenza insorgeranno dopo, nonostante il progredire della malattia", sottolinea Perani. Ma quali sono i meccanismi di compensazione? I ricercatori mostrano che il cervello dei pazienti bilingue, rispetto a quello dei monolingue, presenta una maggiore attività metabolica nelle strutture frontali - implicate in compiti cognitivi complessi - e una maggiore connettività cerebrale in due network che sottendono le funzioni di controllo cognitivo ed esecutivo.

Sarebbero anche questi meccanismi a garantire ai pazienti bilingue performance cognitive migliori a fronte della perdita di strutture e funzioni cerebrali importanti. Con un questionario ad hoc sull'uso delle due lingue, lo studio dimostra inoltre che gli effetti positivi del bilinguismo dipendono anche dal livello di esposizione e di utilizzo delle due lingue. "Si osserva - conclude Perani - che più le due lingue sono utilizzate, maggiori sono gli effetti a livello cerebrale e migliore è la performance. Il punto non è quindi conoscere due lingue, ma usarle in maniera attiva e durante tutto l'arco della vita. Questo dovrebbe suggerire alle politiche sociali degli interventi atti a promuovere e mantenere l'uso delle lingue e altrettanto dei dialetti nella popolazione". (Fonte)

Inizia subito a cucinare e mangiare sano prevenendo le malattie croniche: acquista il Corso online di "Prevenzione a tavola".

banner basso postfucina



banner basso postfucina







  • Segui Prevenzione a Tavola:





Leave a Reply

NOTIZIE + RECENTI

La curcuma è in grado di uccidere le cellule tumorali

I ricercatori hanno scoperto che unendola al platino riesce a uccidere le cellule malate

Psoriasi? Ci pensa la dieta mediterranea

Studio condotto su oltre 3500 persone colpite da malattia dà ottimi risultati

Come conservare l’olio extravergine di oliva

Esistono diverse accortezze, come tenere l'olio al riparo da luce, calore e ossigeno

Cosa pensa davvero l’ONU di parmigiano, olio d’oliva e prosciutto

Siamo tornati sull'argomento per fare chiarezza su quello che è avvenuto realmente

Gli alimenti che fanno male alla prostata

Ecco cosa mangiare d'estate per tenere la prostata in salute

Corsi - Prevenzione a tavola

La panzanella: la vera ricetta e le inaspettate proprietà del pane toscano DOP

Mangiare la panzanella può essere estremamente prezioso per il nostro organismo

Bere un tè al giorno protegge il cuore, specie negli anziani

Rallenta la naturale diminuzione del colesterolo Hdl, quello cosiddetto 'buono'

Scoperto perché una mela al giorno leva il medico di torno

Il segreto è contenuto nei polifenoli che hanno un ruolo decisivo nel microbiota dell'intestino

Corsi - Prevenzione a tavola

La ricetta dell’Acquasale pugliese, piatto povero ma ricco

Acquasale, una tipica ricetta Salentina povera negli ingredienti ma ricca in principi nutritivi

I valori nutrizionali della farina di grano duro

La classificazione degli sfarinati e la superiorità nutrizionale della farina integrale e dei suoi derivati

Alla scoperta della Meloncella, frutto-verdura dalle mille virtù

La meloncella del Salento è ricchissima di proprietà nutritive e benefici per il nostro organismo

Conoscete la cottura passiva?

La cottura passiva fa risparmiare e conserva tutti i nutrienti

Il tè verde mantiene il cuore in salute e contrasta l’infarto

Il merito potrebbe essere di una sostanza antiossidante contenuta nel tè verde

Il mango contrasta stitichezza e intestino pigro

Studio rivela che basta un mango uno al giorno

Tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno in un’unica ciotola

Impariamo a preparare la ciotola di Buddha per un pasto sano e completo