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Gli scienziati: “Basta bugie su Babbo Natale”

Per gli esperti mentire ai bimbi è sbagliato

Pubblicato il 24/11/2016 da Prevenzione a tavola

Mentre nelle città di tutto il mondo l’atmosfera natalizia si fa strada a colpi di luminarie, alberi addobbati e musiche scampanellanti diffuse dai megafoni di negozi carichi di giocattoli, Babbo Natale finisce sotto i riflettori della scienza. ‘Tirato per la giacchetta’ da chi, in uno studio, lo accusa di minare la credibilità dei genitori al cospetto dei propri figli. E da chi lo ‘riscatta’ arruolandolo per l’importante ruolo di testimonial contro i pregiudizi sull’Alzheimer e in difesa del potere della ricerca.

Oltre all’albero di Natale, al presepe e ai dolci tipici, c’è un rito che si ripete ogni anno a dicembre, evidenzia un team di psicologi: mentire ai bambini. Milioni di genitori convincono i cuccioli di casa che Santa Claus esiste, ma questa ‘bugia’, secondo lo psicologo Christopher Boyle e la ricercatrice esperta di salute mentale Kathy McKay, può essere dannosa. Gli scienziati, autori di uno studio pubblicato su ‘Lancet Psychiatry’, suggeriscono anche che i genitori potrebbero non essere motivati dal puro desiderio di creare una magia per i loro bimbi, ma dalla voglia di tornare essi stessi alla gioia dell’infanzia.

Insomma, far materializzare Babbo Natale ricorrendo a quella che gli esperti definiscono ‘Santa Lie’, può compromettere la fiducia. “Se papà e mamma sono in grado di mentire su una cosa così speciale e magica, possono poi continuare a essere invocati come i custodi della saggezza e della verità?”, si chiedono gli autori dello studio. Non solo: l’idea di una specie di ‘agenzia di intelligence’ nel Polo Nord, che tutto vede e che giudica ogni bambino bollandolo come buono o cattivo, è “terrificante” se considerata con gli occhi dell’adulto, sostengono. Conclusione: “La moralità di indurre i bambini a credere a questi miti deve essere messa in discussione”, dice Boyle, dell’università di Exeter (Gb).

“Tutti i bambini finiranno per scoprire che sono stati presi in giro per anni, e questo potrebbe portarli a chiedersi quali altre bugie sono state dette loro”, riflette ancora Boyle. “Se esista il diritto di far sì che i bambini credano a Babbo Natale è una domanda da porre, ed è anche interessante chiedersi se mentire in questo modo li influenzerà in modi che non sono stati considerati”.

Gli autori accettano l’idea che a volte dire bugie ai più piccoli possa essere giusto. Per esempio, scrivono, se “un adulto conforta un bambino quando il proprio animale domestico muore dicendo che andrà nel paradiso degli animali, è senza dubbio più bello che dirgli la verità sul suo imminente rientro nel ciclo del carbonio”.

Ma la fantasia di Santa Claus, sono convinti, non può essere puramente per i bambini. E’ piuttosto per gli adulti la possibilità di andare indietro nel tempo a quando credevano nella magia. “La persistenza di un mondo di appassionati a storie come Harry Potter o Star Wars anche da grandi dimostra questo desiderio di ritorno all’infanzia”, sentenzia McKay dell’australiana University of New England.

Il dibattito è aperto. Ma intanto nel Regno Unito c’è chi ha trovato una nuova missione per il vecchio Babbo Natale e, credendo nel suo potere evocativo e nell’affetto che tutto il mondo continua a dimostrargli, gli ha affidato un messaggio importante. Paradossalmente non è rivolto ai bambini, bensì agli adulti, e ricorre a un’immagine shock: in uno spot promosso da Alzheimer’s Research Uk, che passa dopo le 21 per non turbare i giovani cuori, Santa Claus in versione cartoon si ammala di demenza e non può più consegnare i regali.

Protagonista della storia, narrata da Stephen Fry e realizzata da Aardman Animations, è una bambina di nome Freya, cresciuta in un mondo senza la magia dei regali, che si mette in viaggio verso il Polo Nord dove trova un Babbo Natale ingrigito e con lo sguardo perso, intento a fissare il fuoco. La bambina mobilita gli elfi come scienziati, dicendo loro che se Santa Claus ha una malattia, la ricerca può trovare un modo per risolvere il problema.

“Babbo Natale è una figura culturale importante. L’idea che anche lui possa ammalarsi mette in luce il fatto che la demenza può colpire le persone più speciali della nostra vita“, sottolinea in una nota Hilary Evansche è a capo dell’associazione. “Bisogna essere provocatori per contribuire a combattere i pregiudizi e il fatalismo su questa condizione e per dimostrare che la ricerca pionieristica detiene le risposte. Abbiamo fatto enormi sforzi contro malattie come cancro e Aids e possiamo fare lo stesso per la demenza. ‘Santa Forgot’ (il titolo dello spot, ndr) ci ricorda di credere nel potere della ricerca“. (Fonte)



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