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Anche chi ha problemi di cuore può bere caffè senza limitazioni?

Uno studio dimostra che anche chi soffre di aritmia cardiaca non risente negativamente del consumo di caffeina

Pubblicato il 15/11/2016 da Prevenzione a tavola

Anche chi soffre di insufficienza cardiaca può bere il caffè senza timore di esacerbare le aritmie. Un piccolo studio condotto dalla Universidad Federal do Rio grande do Sul, a Porto Alegre (Brasile) e pubblicato sulla rivista JAMA Internal Medicine ha evidenziato come il consumo di caffè o bevande contenenti caffeina è sicuro e possibile anche per i pazienti con insufficienza cardiaca senza che tale abitudine determini la comparsa di battiti irregolari. Un elemento in più nella ricca letteratura scientifica sulle conseguenze del consumo di caffè.

LA RICERCA Lo studio ha visto il monitoraggio di 51 pazienti con insufficienza cardiaca: i partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi. Quelli del gruppo 1 hanno bevuto lungo un intervallo di cinque ore, caffè decaffeinato con 100 mg di polvere di caffè, in modo da assumerne in totale 500 mg, quelli del gruppo 2, invece, hanno ricevuto caffè decaffeinato con polvere di latte. Alla fine i ricercatori hanno controllato attraverso un test quanto il cuore fosse stato sollecitato dopo l’assunzione di caffè.

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I RISULTATI Il caffè rappresenta una delle bevande più ricche di caffeina; una tazza di caffè può contenerne dai 40 ai 220 mg a seconda di quanto sia lungo o ristretto, mentre una tazza di te contiene, di solito, una quantità di caffeina compresa fra i 20 e i 110 mg. Il team medico non ha riscontrato alcuna particolare irregolarità nel battito cardiaco nei pazienti che avevano assunto caffeina rispetto a quelli che non l’avevano assunta. Luis Rohde uno degli autori dello studio, in merito ha precisato: “Anche se di piccole dimensioni il nostro lavoro di ricerca sfata uno dei principali miti dei pazienti con problemi cardiovascolari e a rischio aritmia cardiaca, ovvero che non devono assumere o devono comunque limitare il loro consumo di caffeina”.

LIMITI DELLO STUDIO Oltre ad essere di piccole dimensioni, questo studio ha esaminato anche persone consumatrici abituali di caffè e quindi meno inclini a risentire degli effetti della caffeina sul loro organismo. Queste le lacune strutturali dellaricerca che andrà approfondita per verificare con certezza la correlazione fra caffeina e aritmie. Lo studio, infine, non si è occupato di verificare gli effetti a lungo termine della caffeina sul battito cardiaco nei pazienti con insufficienza cardiaca. (Fonte)

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