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Il digiuno come elisir di lunga vita

L’ideale è programmare una colazione da re, un pranzo da principe ed una cena da povero

Pubblicato il 16/09/2016 da Roberta Martinoli

“La restrizione calorica è il più efficace e riproducibile intervento nutrizionale in grado di contrastare l’invecchiamento e di migliorare la qualità di vita in vari modelli animali, dai lieviti ai primati.” Con questa frase inizia uno degli ultimi lavori di Valter Longo, Professore presso la Davis School of Gerontology (University of Southern California) e ricercatore presso l’IFOM-FIRC (Institute of Molecular Oncology Foundation) di Milano (1).

Scienziati come Valter Longo stanno studiando da anni la relazione esistente tra apporto calorico ed invecchiamento. Per vivere più a lungo e meglio bisognerebbe ridurre di un 20-25% le calorie assunte nell’arco della settimana.

Ma può essere davvero sufficiente mangiare meno per preservare il più a lungo possibile la nostra salute?

Il Prof. Luigi Fontana (Università di Brescia e Washington University in St. Louis), Autore di diversi studi sull’argomento, sostiene che “non basta dimezzare la porzione di hamburger e di patatine fritte così come non si resta giovani se si mangiano solo cavoli e uva, ricchi di antiossidanti. Le diete delle popolazioni più longeve sono basate sul consumo prevalente di legumi, verdura e frutta fresca, pane e cereali integrali, pesce e semi oleosi.”

Nell’alimentazione di chi aspira alla longevità è previsto un consumo moderato di latte e derivati del latte mentre la carne si mangia solo nei giorni di festa come si faceva un tempo. Anche la distribuzione di nutrienti e calorie nell’arco della giornata sembra giocare un ruolo importante. L’ideale è, come nel detto popolare, programmare una colazione da re, un pranzo da principe ed una cena da povero. A chi non viene in mente la Dieta Mediterranea leggendo questa descrizione?

L’obiettivo è anche quello di mantenere un peso ottimale ed un addome piatto perché per ogni centimetro in meno del girovita si riduce l’infiammazione e con essa la possibilità di andare incontro a diabete, malattie cardiovascolari e tumori. Secondo le indicazioni fornite dall’NCEP-ATP III (US National Cholesterol Education Programme Adult Treatment Panel III) la circonferenza vita deve essere inferiore ai 102 cm per gli uomini e agli 88 cm per le donne.

Perché mangiare meno ci fa stare meglio?

Una dieta “parca” si associa alla riduzione dei processi infiammatori e ad una ridotta increzione di insulina e di fattori di crescita quali l’IGF-1 (Insulin like Growth Factor-1). Di IGF-1 parla tanto Valter Longo. Dopo aver indirizzato i suoi studi sugli effetti terapeutici del digiuno il ricercatore italiano si è imbattuto nei nani di Laron equadoregni. Con una statura media di 120 cm i nani di Laron producono quantità fisiologiche di ormone della crescita (GH, Growth Hormone) che però non riesce ad interagire con i propri recettori. Il GH è in grado di promuovere la crescita staturale stimolando il fegato a produrre IGF-1. Quest’ultimo è il vero effettore delle intenzioni del GH: agisce come potente fattore di crescita promuovendo la proliferazione e la differenziazione cellulare soprattutto a livello muscolare e cartilagineo. Ma l’IGF-1 potrebbe agire anche fattore promovente la cancerogenesi (2). Quello che è certo è che i nani di Laron, privi di IGF-1, non ammalano mai di tumore!

Come facciamo a trovare la giusta misura?

Di fronte ad alcune certezze tanti rimangono ancora i dubbi. Bisogna ad esempio comprendere cosa significhi esattamente “mangiare troppo” e stabilire di conseguenza cosa significhi “mangiare meno” perché mangiare troppo poco sicuramente non può farci bene. Così ad esempio Luigi Fontana sostiene che “ogni animale, compreso l’uomo, potendo scegliere tra diversi tipi di alimenti, si orienta verso un 20% di proteine giornaliere perché con questa percentuale si massimizza la capacità riproduttiva. Se si riduce al 10% l’apporto proteico la femmina non deposita uova in modo efficiente ed il maschio non è in grado di fecondarle. Però entrambi vivono più a lungo. Vuol dire che siamo ottimizzati dalla Natura per mangiare certi alimenti e in certe quantità per far figli, a scapito della longevità” (3).

Robert Horvitz e John E. Sulston hanno conseguito il Premio Nobel nel 2002 per le loro scoperte sulla regolazione genica dello sviluppo degli organi e della morte cellulare programmata. I due eminenti scienziati hanno usato come modello di studio il nematode Caenorhabdtis elegans e tra le altre cose hanno potuto verificare che questo simpatico invertebrato inizia ad invecchiare solo dopo essersi riprodotto. Riuscite a trovare il legame tra restrizione calorica ed infertilità? Partiamo dal presupposto che in Natura è più importante la sopravvivenza della specie di quella del singolo individuo. Se sottoposto a restrizione calorica ciascun organismo percepisce che le condizioni ambientali non sono adatte alla venuta al mondo di un nuovo individuo. Di conseguenza nelle femmine, per tutta una serie di adattamenti ormonali, viene inibita l’ovulazione. Allo stesso tempo (e questo è più evidente negli organismi con un ciclo vitale più breve del nostro) rallenta l’invecchiamento nell’attesa che le condizioni ambientali divengano di nuovo favorevoli.

Quale potrebbe essere il paradosso?

Paradossale potrebbe essere trovare la strada per vivere più a lungo senza badare alla fertilità. Poiché una vita lunga ed infertile condurrebbe comunque all’estinzione delle specie la Natura non ha mai lavorato perché ciò possa accadere. Potremmo riuscirci noi con la nostra capacità di manipolazione!

Per questo lo sforzo che i ricercatori stanno portando avanti è quello di individuare uno o più biomarcatori sulla base dei quali stabilire, nel singolo soggetto, quale sia il giusto apporto calorico allo scopo di vivere a lungo ed in salute senza compromettere la fertilità.

Fino a che questi biomarcatori non saranno disponibili la cosa più saggia che possiamo fare è orientarci sul modello della Dieta Mediterranea.

Bibliografia

  • 1)      Longo V. et al. Intervention to slow aging in humans: are we ready? Aging Cell. 2015
  • 2)      Kaaks R. Nutrition, insulin, IGF-1 metabolism and cancer risk: a summary of epidemiological evidence. Novartis Found Sump. 2004
  • 3)      Most J et al. Calorie restriction in humans: an update. Ageing Res Rev. 2016

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Roberta Martinoli

Roberta Martinoli
Nutrizionista

Sono ormai 15 anni che mi occupo di Nutrizione Umana.Dopo la laurea in Scienze Agrarie ho ottenuto il Dottorato di Ricerca in Fisiologia dei Distretti Corporei presso l’Università di Roma Tor Vergata. È stato lì che ho cominciato a studiare le tecniche di valutazione della composizione corporea e i principi di dietoterapia. Mi sono ... LEGGI »

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