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Sla: morto Salvatore Usala, leader battaglie malati

E' spirato nel pomeriggio all'ospedale Marino di Cagliari

Pubblicato il 07/09/2016 da Prevenzione a tavola

Salvatore Usala, un combattente in sedia a rotelle. Negli ultimi anni, colpito ma mai abbattuto dalla Sla, poteva parlare solo con un macchinario che traduceva in suono le sue indicazioni. O attraverso la moglie, infaticabile, sempre accanto a lui, puntando lo sguardo su una lastra di plastica trasparente con le lettere. Eppure di rumore ne ha fatto tanto: 'Tore' era diventato, con le sue battaglie, il paladino dei diritti dei malati gravissimi contro silenzi, ritardi e omissioni delle istituzioni. Tutto questo a furia di presidi sotto il sole e sotto la pioggia, a Cagliari di fronte alla Regione o all'assessorato alla Sanità, a Roma davanti al Ministero.

Lotte dure: scioperi della fame e della sete e minacce di non ricaricare la bombola del respiratore. Se ne è andato ieri pomeriggio, all'ospedale Marino di Cagliari, davanti al Poetto, a 63 anni. La Sla, come diceva lui con l'ironia che lo ha sempre contraddistinto anche nei momenti più duri, era diventata la sua 'amante' dal 2004. Da alcune settimane le sue condizioni di salute si erano aggravate. Ma anche quest'estate era andato all'assalto della Regione a luglio con uno dei suoi ultimatum: "Da oggi sono in sciopero della fame totale - tuonava in un comunicato stampa datato 6 luglio - meglio morto che essere preso in giro da dilettanti allo sbaraglio". E qualcosa la otteneva sempre. Fondi per i disabili gravi di tutta Italia, progetti per sostenere le famiglie che non ce la facevano più.

E quando le istituzioni non mantenevano le promesse o tardavano a farlo, via con un'altra manifestazione di protesta. In compagnia di altri malati oppure da solo. Era riuscito a far arrivare a casa sua, in una stretta stradina del centro storico di Monserrato, addirittura due ministri, della Salute e del Welfare, Renato Balduzzi ed Elsa Fornero. Due ore di confronto per le risorse per la non autosufficienza. Con Tore che trattava alla pari: ascoltava, rilanciava e minacciava ulteriori mobilitazioni. Era il 2012. Naturalmente era diventato il numero uno del Comitato nazionale 16 novembre, punto di riferimento delle battaglie di tutta Italia. In nome del diritto alla salute sancito dalla Costituzione. (Fonte)



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