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Studio shock: lo smog entra nel cervello

Scienziati scoprono milioni di microparticelle nei tessuti

Pubblicato il 06/09/2016 da Prevenzione a tavola

Lo smog entra nel cervello. Lo ha dimostrato un team di ricercatori che ha rilevato milioni di minuscole particelle di inquinanti all'interno di campioni di tessuto cerebrale. Gli autori dello studio la definiscono una scoperta "estremamente scioccante", che solleva una serie di nuove domande circa i rischi dell'inquinamento atmosferico per la salute. Finora, infatti, le indagini degli scienziati si erano concentrate sull'impatto che l''aria avvelenata' può avere sui polmoni e sul cuore. Ma la nuova ricerca sembra suggerire come anche il cervello sia a rischio 'intossicazione' e fornisce la prima prova del fatto che microparticelle di magnetite, che possono derivare dall'inquinamento, riescono a farsi strada al suo interno.

Sospettate di tossicità, le particelle di ossido di ferro si ritiene possano contribuire a malattie come il morbo di Alzheimer, ma le evidenze a supporto di questa ipotesi sono ancora scarse. Di certo c'è l'allarme lanciato dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità sul legame fra inquinamento atmosferico e 3 milioni di morti premature l'anno. La ricerca su smog e cervello è stata condotta da scienziati della Lancaster University (Regno Unito) ed è pubblicata sulla rivista 'Proceedings of the National Academy of Sciences' (Pnas).

Il team ha analizzato campioni di tessuto cerebrale di 37 persone. Fra queste, 29 di età compresa fra 3 e 85 anni hanno vissuto e sono morte a Città del Messico , notoriamente 'zona calda' per quanto riguarda i tassi di inquinamento. Le altre 8, con età da 62 a 92 anni, provenivano invece da Manchester e alcune erano morte con malattie neurodegenerative a diversi livelli di gravità. Continua a leggere...



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