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Rumore nemico del cuore

Più rischi per chi vive vicino ad aeroporto

Pubblicato il 30/08/2016 da Prevenzione a tavola

Il silenzio è d'oro, almeno per la salute del cuore. Suoni, ronzii, scoppi improvvisi e rumori di fondo degli apparecchi elettrici non sono solo un ostacolo al riposo: crescenti evidenze mostrano che proprio il rumore ambientale, continuo o al di sopra di un certo livello, può avere effetti negativi sulla salute umana. Uno dei meno investigati è il rumore determinato dal traffico aereo. Ora uno studio dell'Università di Cracovia (Polonia) presentato all'Esc 2016 in corso a Roma, ha indagato proprio gli effetti del rumore aereo sui livelli di pressione sanguigna di chi vive nei pressi degli aeroporti, e la prevalenza di ipertensione arteriosa e danni d'organo asintomatici (come rigidità delle arterie, ipertrofia ventricolare sinistra e funzione diastolica).

Per svolgere lo studio sono state arruolate 101 persone residenti nei pressi di alcuni aeroporti ed esposti ad oltre 60 decibel di rumore. Mentre il gruppo di controllo di 100 persone è stato reclutato in aree a basso livello di rumore o comunque inferiore al limite di 55 dB. Tutti i soggetti avevano tra 40 e 65 anni e la durata dello studio è stata di 3 anni. L'analisi dei risultati ha rivelato che la pressione sanguigna misurata in ambulatorio era più alta nei soggetti esposti a rumore rispetto al gruppo di controllo, con una prevalenza del 40% contro il 24%. Inoltre gli indicatori di danno d'organo asintomatici risultavano significativamente alterati tra un gruppo e l'altro. Questo ha permesso ai ricercatori di stabilire che l'esposizione a lungo termine al rumore del traffico aereo è associata a valori pressori elevati e prevalenza di ipertensione arteriosa insieme ad una incidenza maggiore di danni all'organo cardiaco.

Che il rumore degli aerei o del traffico stradale, specialmente nelle ore notturne, potesse aumentare il rischio di ipertensione arteriosa, era stato confermato anche da uno studio svolto nei dintorni dell'aeroporto inglese di Heatrow. Il lavoro aveva messo in relazione gli alti livelli di rumore prodotto dagli apparecchi a un maggior numero di ricoveri ospedalieri e di morte per ictus, malattie coronariche e cardiovascolari degli abitanti. È stato poi stimato che una riduzione del rumore anche di soli cinque dB potrebbe ridurre la prevalenza di ipertensione dell'1,4% e di disturbi coronarici dell'1,8%, con un beneficio economico quantificato in 3,9 miliardi di dollari l'anno solo negli Stati Uniti.

Un'altra ricerca durata 15 anni ha calcolato che per ogni 10 dB in più di esposizione al rumore, infarti ed ictus aumentano del 7-17%. Con effetti negativi anche sull’umore: in particolare un incremento di irritabilità, fastidio e nervosismo. E i bambini? Circa 20 ricerche sono concordi nel rilevare effetti del rumore sulle capacità cognitive dei più piccoli con disturbi di memoria e attenzione e rallentamenti nell'apprendimento scolastico. Se negli Stati Uniti circa 100 milioni di persone sono esposte a livelli di rumore malsani, in Europa l'esposizione continuata al rumore atmosferico, cittadino, dal traffico automobilistico o aereo è responsabile del 3% delle morti per cause cardiache, per un totale di 210.000 decessi evitabili, ricordano gli esperti dall'Esc.

Lo studio presentato a Roma si concentra sugli aeroporti che, in Italia, sono 112. Di questi, 90 sono aperti al solo traffico civile (43 aperti a voli commerciali, 47 a voli civili non di linea); 11 militari aperti al traffico civile (3 scali aperti a voli commerciali, 8 a voli civili non di linea), 11 esclusivamente a uso militare. Inoltre il rumore del traffico secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) interessa 1 persona su 3. E un europeo su cinque è regolarmente esposto a rumorosità notturne che potrebbe danneggiare in modo significativo la salute.

Ma in che modo, esattamente, questo fenomeno danneggia il cuore? "Il rumore cronico o eccessivo interferisce innalzando i livelli di ormoni dello stress come cortisolo, adrenalina e noradrenalina che a loro volta influiscono a cascata il sistema endocrino immunitario e quello nervoso autonomo", spiega Francesco Romeo, direttore di Cardiologia del Policlinico Tor Vergata di Roma. (Fonte)



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