Vaccini, proposta campagna immagini shock su rischio malattie

Immagini shock, come quelle dei malati di tumore sui pacchetti di sigarette o delle vittime degli incidenti nelle campagne per la sicurezza stradale, ma raffiguranti i bambini (e gli adulti) danneggiati dalle malattie infettive: è stata questa la proposta sulla quale si sono trovati d’accordo i ricercatori, gli epidemiologi, i docenti universitari, i filosofi della scienza, i magistrati, i medici intervenuti al convegno della Fnomceo “Vaccinazioni oggi”, appena conclusosi a Roma.

“Diffondere informazioni correttive per convincere a vaccinare è efficace con gli esitanti ma non con gli antivaccinisti radicali, che, presi dalla difesa delle proprie opinioni, non ascolteranno – ha spiegato Andrea Grignolio, filosofo della Scienza, docente all’Università la Sapienza di Roma e autore di numerosi libri e pubblicazioni sull’argomento -. È più utile ed efficace sostituire i (falsi) timori verso i vaccini con la paura (reale) dei rischi correlati alle malattie”.

Sì, perché di malattie infettive si muore ancora, anche in Italia: Leila Bianchi, pediatra del Meyer di Firenze, ha ricordato il caso di Anna, deceduta lo scorso anno senza aver compiuto il primo mese di età per aver contratto la pertosse dalla mamma.

Ma quali sono i principali timori che spingono a evitare le vaccinazioni? Tutti i relatori hanno ricordato l’ormai arcinota vicenda di Wakefield, l’ex medico inglese, poi radiato dall’Ordine, che diffuse, e non senza interessi economici personali, la falsa notizia del presunto legame tra vaccino per morbillo- rosolia – parotite e autismo. Il nesso è sempre stato smentito, da studi ed evidenze scientifiche, e negato anche da numerose sentenze della Magistratura. Ma periodicamente viene riportato in auge da vip non esperti interpellati in qualche trasmissione televisiva o da gruppi di antivaccinisti sui social. Altri dubbi possono riguardare gli eccipienti: “Se il mercurio non è praticamente più utilizzato – ha spiegato Bianchi -, l’alluminio, usato come adiuvante, è difficilmente eliminabile ma è presente in quantità minime: quello assunto con un vaccino è al massimo 4 mg, mentre quello ingerito in un giorno con il latte materno latte materno ammonta a 10 mg, che salgono a 40 se il bambino è alimentato con i latti formula e a 120 con il latte di soia”.

Una volta smontati i falsi miti, i ricercatori hanno presentato le sfide per il futuro: quella di eliminare le disuguaglianze di salute nell’accesso ai vaccini, perorata da Gianni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità e quella dei vaccini contro i tumori, che ritarderanno di oltre dieci anni – ma si potrà forse arrivare a prevenirli completamente – l’insorgenza di un carcinoma alla prostata o al seno. (Ansa)

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