Le ciliegie fanno ingrassare?

Qualche giorno fa una mia cara paziente mi ha posto una domanda: “Dottoressa, è vero che le ciliegie fanno ingrassare? Se è così io sono rovinata perché ne mangio una dopo l’altra”.

E in effetti il problema sorge quando ne mangiamo troppe perché di fatto l’apporto calorico è modesto (solo 38 kcal per 100 g). Al contrario se rinunciamo a questo delizioso frutto per paura dei chili di troppo ci priviamo di un’importante fonte di antiossidanti.

Sono ormai numerosi gli studi che documentano l’effetto protettivo nei confronti delle malattie cronico-degenerative di una dieta basata su un consumo prevalente di frutta e verdura (1,2). Si ipotizza che un ruolo importante sia quello svolto da fibre, vitamine e polifenoli. I composti fenolici sono metaboliti secondari comunemente presenti nel regno vegetale e caratterizzati dalla presenza di almeno un anello aromatico con uno o più legami idrossilici. Le piante e i frutti si giovano della presenza di queste sostanze che li proteggono dalla radiazioni ultraviolette e dall’aggressione dei patogeni. I polifenoli sono talmente fedeli alla loro “mission” che quando li ingeriamo proteggono anche noi!

Se la funzione è quella di proteggere è facile intuire che una pianta cresciuta all’aria aperta e non riparata in alcun modo da agenti atmosferici e parassiti sarà fornita di una maggior quota di antiossidanti rispetto ad una pianta allevata in serra in presenza di condizioni climatiche controllate e in assenza dei più comuni fitofagi.

Le amate ciliegie (famiglia Rosaceae, genere Prunus, subgenere Cerasus e Padus) non sono tutte uguali. Sono note oltre un centinaio di specie classificate in due gruppi a seconda del tipo di infiorescenza (a racemo o a corimbo).

Prunus avium, la ciliegia dolce, e Prunus cerasus o visciola sono le due specie più importanti tra quelle con infiorescenza a corimbo. Il dolce del frutto è legato alla presenza di glucosio e fruttosio mentre l’aspro è dovuto alla presenza di acido malico. Il giusto rapporto tra zuccheri e acidi determina la gradevolezza del frutto.

Le ciliegie contengono inoltre vitamine idro (C e B) e liposolubili (A, E e K), carotenoidi (in particolare beta-carotene), luteina e zeaxantina, calcio (14mg/100g), magnesio (10 mg/100g), fosforo (20mg/100 g) e K (200mg/100g). Per alcune cultivar di visciolo è stata dimostrata addirittura la presenza di melatonina e qualcuno ha già proposto l’uso del succo nel trattamento dell’insonnia (3).

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I fenoli cominciano a comparire quando il colore del frutto vira dal verde al rosso. La loro concentrazione è quindi in relazione al grado di maturazione. Per citarne solo alcuni: cianidina 3-glucoside, pelargonidina 3-glucoside, acido idrocinammico, catechine, epicatechine e quercitina 3-glucoside. In molti i casi si tratta di molecole glicosilate che per poter essere assorbite devono dapprima essere idrolizzate ad opera degli enzimi intestinali e della flora residente. Una volta assorbiti i polifenoli verranno trasportati nel circolo ematico legati all’albumina allo scopo di raggiungere i vari organi e tessuti.

In virtù del loro elevato potere antiossidante le ciliegie hanno effetti anti-infiammatori e partecipano alla prevenzione delle malattie cronico degenerative dal diabete alla demenza senile. Sembra che riescano anche a ridurre la concentrazione degli acidi urici e a prevenire la gotta (4).

Non dobbiamo trascurare poi che l’obesità stessa va intesa come una condizione infiammatoria cronica di basso grado. La dieta del paziente obeso deve dunque basarsi su alimenti dotati di potere anti-infiammatorio.

Il consiglio, anche se so di non incontrare i gusti della gran parte delle persone, è quello di mangiare al naturale non solo le dolcissime ciliegie ma anche le asprissime visciole.

Bibliografia

  1. He F.J. et al. Increased consumption of fruit and vegetables is related to a reduced risk of coronary heart disease: Meta-analysis of cohort studies. J Hum Hypertens 2007
  2. Steinmetz K.A. et  al. Vegetables, fruit and cancer prevention: A review. J Am Diet Assoc 1996
  3. Pigeon W.R. et al. Effect of a Tart Cherry Juice Beverage on the Sleep of Older Adults with Insomnia: A Pilot Study
  4. Zhang Y. et al. Cherry Consumption and the Risk of Recurrent Gout Attacks. Arthritis Rheum 2012

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