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I semi d’uva contro il cancro intestinale

Un estratto di semi d'uva ha dimostrato di aumentare la potenza della chemioterapia e ridurne al contempo gli effetti collaterali

Pubblicato il 25/03/2016 da Prevenzione a tavola
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Le chemioterapia, allo stato attuale, rimane ancora uno dei trattamenti più praticati nella cura del cancro nelle sue varie forme. Tuttavia, come è purtroppo ben risaputo, non è priva di effetti collaterali, anche gravi. In certi casi non se ne però può fare a meno. E quando sia questo il caso, si può se non altro cercare di ridurre al minimo questi effetti avversi e, magari, riuscire anche ad aumentare l’efficacia della cura: tutto questo, a quanto sembra, trova una risposta nei semi d’uva che secondo uno studio dell’Università di Adelaide (Australia) contengono delle sostanze attive utili in tutte e due i casi.

IN ALTO IL VIDEO: COME PREPARARE L'ESTRATTO DI SEMI DI UVA

Sarebbero dunque i tannini e i polifenoli – agenti antinfiammatori – contenuti nei semi d’uva a ridurre gli effetti collaterali e ad aumentare l’efficacia della chemioterapia utilizzata nel trattamento del cancro all’intestino, uno dei più diffusi e piuttosto ostici da curare. Secondo la dott.ssa Amy Cheah e colleghi, vi è un crescente corpo di evidenze che attestano agli estratti di semi d’uva proprietà non solo antinfiammatorie, ma anche anticancro: per cui se ne ottiene un doppio beneficio.

«Questo è il primo studio a dimostrare che i semi d’uva possono aumentare la potenza di uno dei maggiori farmaci chemioterapici nella sua azione contro le cellule tumorali del colon – spiega la dott.ssa Cheah – La ricerca ha anche mostrato che in studi di laboratorio il vinacciolo assunto per via orale ha ridotto in modo significativo l’infiammazione e danni ai tessuti causati dalla chemioterapia nel piccolo intestino, e non ha avuto effetti dannosi sulle cellule non tumorali». «A differenza della chemioterapia – aggiunge la Cheah – il vinacciolo sembra agire selettivamente sulle cellule tumorali, lasciando le cellule sane quasi inalterate».

Lo studio, pubblicato su PLoS One, è stato condotto in laboratorio su colture di cellule tumorali del colon su cui sono stati testati gli effetti di un estratto di semi d’uva, che è un sottoprodotto della vinificazione. Nello specifico, sono stati utilizzati tannini estratti dai semi d’uva liofilizzati e in polvere. I risultati dei test hanno mostrato che l’estratto di semi d’uva non ha causato effetti collaterali sull’intestino sano a concentrazioni fino a 1.000 mg; ha diminuito sensibilmente il danno intestinale da chemioterapia, rispetto alle cellule di controllo; ha promosso una diminuzione dell’infiammazione indotta dalla chemioterapia fino al 55% e, infine, ha aumentato del 26% gli effetti inibitori della chemioterapia sulla crescita delle cellule cancerose del colon.

«I nostri studi sperimentali hanno dimostrato che l’estratto di semi d’uva riduce l’infiammazione e il danno indotto dalla chemioterapia e ha contribuito a proteggere le cellule sane nel tratto gastrointestinale – sottolinea la dott.ssa Cheah – Anche se questo effetto è molto promettente, inizialmente eravamo preoccupati che semi d’uva potessero ridurre l’efficacia della chemioterapia». Ma per fortuna così non è stato; anzi. «Al contrario – spiega infatti la Cheah – abbiamo scoperto che l’estratto di semi d’uva non solo ha promosso la capacità della chemioterapia di uccidere le cellule tumorali, ma ha anche reso più potente la chemioterapia nella concentrazione che abbiamo testato».

«I semi d’uva – aggiunge il coautore dello studio, professor Gordon Howarth – stanno dimostrando un grande potenziale come trattamento antinfiammatorio per una serie di malattie intestinali e ora come un possibile trattamento anticancro. Questi primi risultati anticancro provengono da colture cellulari e il prossimo passo sarà quello di approfondire la ricerca».

Ecco dunque come un prodotto naturale considerato di scarto – e che pertanto andrebbe perduto – si possa invece dimostrare utile perfino in un ambito di salute delicato come quello del cancro. E come disse a riprova una ricercatrice statunitense poco tempo fa in uno studio sulla placca arteriosa: «La Natura è più avanti di noi». (Fonte)



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