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Riciclava confetti avariati, i Nas chiudono un’azienda a Sulmona

Prodotti con muffe trattati ad alte temperature per recuperare le mandorle, venivano rivenduti come freschi. La truffa di un'azienda abruzzese

Pubblicato il 17/03/2016 da Prevenzione a tavola

“Rigenerava” i confetti scaduti. A ciclo continuo. Un’attività, che per un’azienda della Val Peligna,in Abruzzo, fruttava diverse migliaia di euro l’anno.

Il "giochetto" era semplicissimo: produceva confetti freschi riciclando i resi, ovvero i confetti restituiti al produttore perché scaduti. A scoprire la truffa ai danni della salute dei consumatori, sono stati icarabinieri del Nas di Pescara che durante un normale controllo hanno, da subito riscontrato gravi carenze igieniche e poi uno stoccaggio di centinaia di chilogrammi di confetti avariati che dovevano essere stati smaltiti.

Ma in che modo, l’azienda riciclava i confetti avariati e li rivendeva per matrimoni, battesimi, comunioni e lauree? Nonostante il confetto presentasse esternamente muffe o la patinatura ormai ingiallita, l’azienda aveva deciso di trattarli ad alte temperature tali da sciogliere la parte di zucchero e recuperare così la mandorla per poi riutilizzarla.

Ma questa non era la sola azienda a “maltrattare” i confetti e a riciclare quelli scaduti. Nel corso di una serie di controlli nelle numerose confetterie della valle Peligna, infatti, i carabinieri del Nas di Pescara hanno sequestrato circa 3000 chili tra confetti e materie prime scadute oppure carenti di informazioni sulla tracciabilità.

Cinque attività sospese

Ma in pochi giorni, solamente nella provincia di Pescara, i carabinieri hanno sospeso 5 attività del settore dolciario per gravi carenze igienico sanitarie e sequestrati circa 4.000 kg di alimenti privi di tracciabilità oltre alle centinaia e centinaia di confezioni di confetti.

Ad esempio, presso una pasticceria del centro di Pescara, anche questa mantenuta in precarie condizioni igienico sanitarie, i militari dell’Arma hanno trovato dolci tipici esposti per la vendita indicati come “di produzione propria” e “freschi”, mentre in realtà erano stati acquistati, surgelati da una importante industria dolciaria e poi successivamente scongelati.

Sempre nel capoluogo adriatico, una pasticceria produceva prodotti dolci tipici pasquali tra muffe e infiltrazioni dai soffitti delle cucine. Analoga situazione è riscontrata presso anche presso una pasticceria del teramano, i cui ambienti di lavorazione, vendita e stoccaggio, erano in pessime condizioni igienico sanitarie e strutturali. Per tutte e tre le strutture è stata disposta l’immediata sospensione dell’attività da parte delle ASL competenti.

Ma a Chieti e L’Aquila, i pasticcieri non sono stati molto più virtuosi. In tre siti di produzione di dolci e uova pasquali,  i carabinieri del Nas hanno scoperto uova, pizze e dolci tipici, privi delle indicazioni obbligatorie per legge sulle etichette e con parte della documentazione non idonea ad attestarne la tracciabilità. (Fonte)



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