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Pane nero al carbone vegetale: le posizioni del Ministero

Pane al carbone: è davvero pericoloso o fa bene alla salute?

Pubblicato il 08/03/2016 da

Ormai l’argomento è sulla bocca di tutti: non si può produrre pane nero. O meglio, non lo si può fare quando a conferirgli il caratteristico colore è quel colorante, l’E153, da cui questo panificato prende l’altro nome con cui è noto, “pane al carbone vegetale”. L’E153 non è infatti altro che il carbone vegetale (o carbone attivo), un prodotto della combustione di alcuni tipi di legno già ampiamente utilizzato a scopo medico in base alle sue proprietà adsorbenti. La porosità che lo caratterizza permetterebbe infatti di assorbire i gas presenti nell’apparato digerente, riducendo fastidiosi gonfiori, anche se a onor del vero non tutti i medici concordano sulla sua reale utilità, soprattutto in presenza di condizioni, come la sindrome del colon irritabile, in cui i fastidi con cui si ha a che fare sono dovuti più a un aumento della sensibilità al gonfiore che a quello della produzione di gas. Forse proprio per questo da qualche mese a questa parte i panificatori hanno deciso di inserirlo nelle loro ricette; recentemente il Corpo Forestale dello Stato ha però proceduto al sequestro, in Puglia, di un ingente quantitativo di prodotti a base di carbone vegetale proprio perché il suo impiego sarebbe vietato per legge.

LEGGI ANCHE Il pane nero: una moda che potrebbe farci del male

Dopo a quella del pane al carbone, si è così finiti per assistere alla diffusione dei tentativi di chiarimento su se sia o meno lecito produrlo e su quali siano i benefici per la salute associati al suo consumo. A scendere in campo è stato anche il Ministero della Salute, che già lo scorso 22 dicembre ha diffuso una nota (47415 del 22 dicembre 2015) in cui ha precisato che “è ammissibile la produzione di un ‘prodotto della panetteria fine’ denominato come tale, che aggiunga agli ingredienti base (acqua, lievito e farina), tra gli altri, anche il carbone vegetale come additivo colorante e nelle quantità ammesse dalla regolamentazione europea in materia”, ma che tale prodotto non può essere denominato ‘pane’. Il Ministero precisa inoltre che non è nemmeno ammesso il riferimento al ‘pane’ nell’etichettatura di tale prodotto, nella sua presentazioni o nelle pubblicità, e che tale regola è valida sia nel caso dei prodotti preconfezionati che in quello dei prodotti sfusi. Continua a leggere…



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