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Come calcolare la distribuzione del grasso corporeo

E' importante fare un costante automonitoraggio per capire se stiamo mettendo a rischio il nostro corpo

Pubblicato il 03/02/2016 da Roberta Martinoli
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Non tutti ingrassiamo allo stesso modo. C’è chi tende ad accumulare grasso a livello del tronco e dell’addome come avviene più spesso negli uomini e allora si parla di distribuzione androide e chi invece accumula grasso a livello dei fianchi e della regione peritrocanterica, cioè sulla parte esterna delle cosce. Questo tipo di distribuzione del grasso è tipica delle donne e viene pertanto definita ginoide.

Accanto a questi biotipi costituzionali ve ne sono altri che presentano caratteristiche intermedie. La distribuzione del grasso corporeo si valuta calcolando il rapporto tra la circonferenza vita e la circonferenza fianchi (Whaist to Hip Ratio, WHR). Potete farlo anche da voi utilizzando un semplice metro da sarto e misurando il punto vita in corrispondenza della parte più sottile dell’addome quando vi osservate da di fronte (per definizione è la circonferenza minima tra la gabbia toracica e l'ombelico con il soggetto in piedi e con i muscoli addominali rilassati) e i fianchi in corrispondenza del punto più prominente dei glutei quando vi guardate di profilo.

Nei maschi può essere difficile misurare la circonferenza vita perché non esiste un punto più sottile e allora per convenzione questa circonferenza si misura in corrispondenza dell’ombelico. Note le due circonferenze se ne calcola il rapporto e questo valore può essere confrontato con quello riportato in due tabelle di riferimento: una valida per le donne e l’altra per gli uomini.

Rapporto vita-fianchi (distribuzione di valori valida per le donne)
< 0,78 ginoide
0,79-0,84 intermedia
> 0,85 androide
Rapporto vita-fianchi (distribuzione di valori valida per gli uomini)
< 0,94 ginoide
0,95-0,99 intermedia
> 1,0 androide

A questo punto sappiamo qualcosa in più su quella che è la nostra distribuzione del grasso corporeo ma potrebbe essere utile calcolare anche l’Indice di Massa Corporea (IMC). Si tratta di un indice ottenuto dal rapporto tra il peso espresso in chilogrammi e la statura espressa in metri ed elevata al quadrato. Questo indice è normale se compreso tra 18 e 25 e ciò significa che se il valore è superiore a 25 ci troviamo via via in condizione di pre-obesità, obesità di primo, secondo e terzo grado.

  

BMI

(Body Mass Index)

 

Sottopeso

<18,5

Normopeso

18,5-24,9

Preobesità

25-29,9

Obesità

30-34,9

Grado I
 

35-39,9

Grado II
 

>40

Grado III

Il limite dell’IMC è però che non valuta la composizione corporea, non tiene conto cioè di quanto grasso e di quanto magro compongono il nostro peso. Così, per esempio, se ci trovassimo a valutare i dati derivanti da un body builder senza saperne però la provenienza potremmo classificarlo erroneamente come un soggetto sovrappeso o addirittura obeso quando invece magari questo soggetto ha una percentuale di grasso corporeo inferiore al 10%. È per superare questo limite che sono nate le tecniche di valutazione della composizione corporea utilizzabili anche a livello ambulatoriale. Tra le tante quella di riferimento è senz’altro la bioimpedenza (Bioimpedance Analysis, BIA). La BIA è sostanzialmente una tecnica di valutazione dei liquidi corporei. È poi attraverso una serie di formule che è possibile ricavare la quantità di grasso e la quantità di massa magra. Il dato che si ottiene è però un dato total-body, cioè un dato riferibile al corpo nella sua interezza. Non abbiamo, con questo strumento, nessuna idea della distrettualità del grasso corporeo.

Per rispondere alla domanda “Dov’è che sto mettendo più grasso?” potrebbe essere interessante associare alla bioimpedenza un’altra tecnica che è la plicometria. La plicometria serve sostanzialmente a misurare lo spessore di alcune pieghe cutanee in alcuni specifici punti di repere. Tra i più usati ci sono il punto tricipitale, il bicipitale, una plica presa a livello dell’angolo inferiore della scapola e quindi definita sotto-scapolare, la plica sovra-iliaca l’ombelicale e l’anteriore della coscia.

Il punto è che queste pliche si spessiscono sotto l’influenza di diversi ormoni; per esempio l’ispessimento della plica sottoscapolare sta ad indicare che ingrassiamo sotto l’influenza del cortisolo, l’ormone dello stress. L’ispessimento di questa plica può indicare anche che stiamo andando gradatamente verso una condizione di insulino-resistenza. L’insulina è responsabile anche dell’ispessimento della plica sovra-iliaca e dell’ombelicale, mentre quando si spessisce l’anteriore della coscia significa che stiamo ingrassando sotto l’influenza degli estrogeni come succede più spesso nelle donne. Ora è importante l’automonitoraggio del peso corporeo però a questo punto oltre ad una bilancia potreste procurarvi anche un metro da sarto per la misurazione delle circonferenze corporee e potrebbe essere utile avere a disposizione anche un plicometro. Qui abbiamo due plicometri, questo è un plicometro professionale che ha un costo superiore ai 500 Euro, quest’altro invece è un plicometro in materiale plastico che può essere acquistato facilmente sul web ad un costo inferire ai 20 Euro. Quindi mi piace pensare che questa strumentazione possa entrare a disposizione di chiunque per l’automonitoraggio nel proprio stato nutrizionale.

Riferimento bibliografico

Francesco Cagnazzo, Raffaele Cagnazzo. Valutazione antropometrica in clinica, riabilitazione e sport. Edi-ermes, 2009.

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Roberta Martinoli

Roberta Martinoli
Nutrizionista

Sono ormai 15 anni che mi occupo di Nutrizione Umana. Dopo la laurea in Scienze Agrarie ho ottenuto il Dottorato di Ricerca in Fisiologia dei Distretti Corporei presso l’Università di Roma Tor Vergata. È stato lì che ho cominciato a studiare le tecniche di valutazione della composizione corporea e i principi di dietoterapia. Mi sono ... LEGGI »

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