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Carne nell’alimentazione, vegani e vegetariani non vivono più a lungo

La regola per proteggere la salute è la moderazione

Pubblicato il 01/02/2016 da Prevenzione a tavola

Quando se ne fa un consumo moderato la carne non espone la salute a rischi significativi. Per questo non sembra essere necessario mettere al bando tale alimento per promuovere la longevità, anzi, continuare a consumarlo aiuterebbe a garantirsi quell'equilibrio nutrizionale necessario per vivere non solo a lungo, ma anche in salute.

A spingere a queste conclusioni è uno studio dell'Università di Oxford pubblicato sulle pagine dell'American Journal of Clinical Nutrition. “Per vegetariani ed altri non-consumatori di carne sono stati osservati tassi di incidenza inferiore di alcune malattie croniche rispetto a chi mangia carne, ma non è chiaro se ciò si traduca in una mortalità ridotta”, premettono gli autori dello studio, giungendo però poi alla conclusione che, anche se nella popolazione coinvolta nello studio (oltre 60 mila adulti nel Regno Unito) sono state rilevate differenze per specifiche cause di decesso, la mortalità per tutte le cause rilevata tra i vegetariani è paragonabile a quella rilevata tra i non vegetariani.

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La carne rossa è stata più volte portata sul banco degli imputati in quanto accusata di favoreggiamento dell'insorgenza di gravi problemi di salute, ad esempio dei tumori del colon retto. Negli ultimi mesi le accuse si sono riaccese in seguito alla classificazione da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità della carne rossa come “possibile cancerogeno” e delle carni lavorate come “cancerogene”, ma diversi esperti hanno spostato l'attenzione su quello che sarebbe il vero punto cruciale della questione: la quantità di carne consumata. Lo stesso studio dei ricercatori di Oxford ha infatti svelato che se è vero che per vegetariani e vegani c'è una riduzione della mortalità per tumori al pancreas e del sistema linfopoietico pari al 50% circa rispetto a chi mangia carne 5 volte alla settimana, anche limitarsi a un consumo moderato riduce del 30-45% la mortalità per cancro al pancreas e malattie respiratorie. Per quanto riguarda, più in generale, la mortalità per tutti i tumori, la riduzione osservata in assenza di consumo di carne è limitata a un -10%, mentre concentrandosi sulle prime 6 cause di decesso non è stata rilevata nessuna differenza significativa nella mortalità dei vegani rispetto a quella di chi mangia abitualmente carne.

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A sostegno del consumo di carne si pongono anche le nuove Linee Guida Alimentari per gli Americani 2015-2020, in cui si esorta al consumo di carne magra e di pollame. Sì alla carne, quindi, a patto che se ne faccia un consumo consapevole. Come ricordano infatti gli esperti dell'ex Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (Inran, oggi Crea - Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione), gli studi che hanno associato un elevato consumo di carne – soprattutto di quella rossa e dei salumi - a un aumento del rischio di vari tumori non mancano e le prove scientifiche sono molto forti, ma escludere questo alimento dall'alimentazione può portare a carenze “senza nessun beneficio”. La scelta migliore, consigliano dall'Inran, “è mangiarne poca”. (Fonte)



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