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Nel 2050 mangeremo plastica

Dal 2050 nei mari verrà riversata ogni minuto una quantità di plastica pari a quella trasportata da quattro camion colmi di spazzatura

Pubblicato il 21/01/2016 da Prevenzione a tavola
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Dal 2050 nei mari verrà riversata ogni minuto una quantità di plastica pari a quella trasportata da quattro camion colmi di spazzatura. E' un numero che fornisce il World Economic Forum nel rapporto The New Plastic Economy

I numeri che emergono da questa economia della plastica sono poco rassicuranti vista la crescita esponenziale della produzione della plastica (dal '64 al 2014 si passa da 15Mln tonnellate a 311!). Specie se si guarda il grafico a pagina 13 in cui viene riportata la percentuale di produzione che finisce dispersa in terra e mare ai nostri tempi: il 32%. Non che l'altra faccia una fine migliore: 14% incenerita con i problemi che sappiamo ed il 40% in discarica con tempi di biodegradazione centenari.

Chi non sa dell'esistenza della Grande chiazza di immondizia del Pacifico preconizzata in un documento pubblicato nel 1988 dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) degli Stati Uniti. Le predizioni erano basate su risultati ottenuti da diversi ricercatori con base in Alaska che, fra il 1985 e il 1988, misurarono le aggregazioni di materiali plastici nel nord dell'Oceano Pacifico che oggi misurano all'incirca come l'intero stato del Texas.

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Queste indagini trovarono elevate concentrazioni di detriti marini accumulati nelle regioni dominate dalle correnti marine. Basandosi su ricerche effettuate nel Mar del Giappone, i ricercatori ipotizzarono che condizioni similari dovessero verificarsi in altre porzioni dell'Oceano Pacifico, dove le correnti prevalenti favorivano lo sviluppo di masse d'acqua relativamente stabili. I ricercatori indicarono specificamente il Nord del Pacifico come zona di convergenza del Vortice subtropicale.

Mentre i rifiuti galleggianti di origine biologica sono spontaneamente sottoposti a biodegradazione, in questa zona oceanica si sta accumulando un'enorme quantità di materiali non biodegradabili come plastica e rottami marini. Anziché biodegradarsi, la plastica si fotodegrada, ovvero si disintegra in pezzi sempre più piccoli fino alle dimensioni dei polimeri che la compongono; nondimeno, questi ultimi restano plastica e la loro biodegradazione resta comunque molto difficile. La fotodegradazione della plastica può produrre inquinamento da PCB.

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Il galleggiamento delle particelle plastiche, che hanno un comportamento idrostatico simile a quello del plancton, ne induce l'ingestione da parte degli animali planctofagi, e ciò causa l'introduzione di plastica nella catena alimentare. In alcuni campioni di acqua marina prelevati nel 2001, il rapporto tra la quantità di plastica e quella dello zooplancton, la vita animale dominante dell'area, era superiore a sei parti di plastica per ogni parte di zooplancton.



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