Semi di chia: per perdere peso e contrastare le malattie cardiovascolari

Impero Azteco, XIV, XV e XVI secolo dopo Cristo: la dieta si componeva di mais, di fagioli, di amaranto, carne bianca, cucurbitacee e solanacee. E poi c’erano i semi di chia (nome scientifico Salvia hispanica L., famiglia Labiate) che in virtù del loro alto valore nutrizionale vengono nominati oggi il super food degli Aztechi.

Con la colonizzazione spagnola le popolazioni indigene vennero purtroppo costrette ad abbondonare le loro colture a favore di orzo e frumento. Le solonacee (pomodori, patate e melanzane) destarono grande interesse tra i conquistadores tanto da essere presto importate nel Vecchio Continente, mentre probabilmente quei piccoli semini diedero l’idea di non essere un granchè.

Fu così che questa pianta rustica in grado di adattarsi ai climi più aridi quasi scomparse dalla circolazione sopravvivendo solo in alcune zone tra le montagne del Messico e del Guatemala. Fino a quando una ventina di anni fa grazie ad un programma di sviluppo avviato in Argentina, Colombia e Perù si è tornati a coltivarla.

VALORI NUTRIZIONALI

I semi di chia contengono dal 25% al 40% di grassi con il 60% di acido alfa-linolenico (omega-3) e il 40% di acido linoleico (omega-6). Buono è anche il contenuto in proteine (15-25%), in fibre (18-30%) e in antiossidanti (miricetina, quercitina, kaempferolo, acido caffeico). Discreto è poi l’apporto in vitamine e sali minerali: vitamina A 54 UI; acido ascorbico 1,6 mg; Calcio 631 mg; Ferro 7,7 mg; Magnesio 335 mg.

Dal momento che i semi di chia non contengono glutine possono essere inseriti tranquillamente nell’alimentazione del soggetto celiaco.

In virtù di questa loro interessante composizione e del più basso valore calorico rispetto ad altri semi oleosi (486 kcal versus 607 kcal delle noci e 575 delle mandorle), i semi di chia si inseriscono con merito nell’ambito di regimi alimentari dimagranti. La quantità consigliata non dovrebbe superare comunque i 20-30 grammi.

PROPRIETÀ E BENEFICI

Ma a cosa fanno bene questi preziosi semi?

In uno studio di qualche anno fa (F. Jin et al. Supplementation of milled chia seeds increases plasma ALA and EPA in postmenopausal women. Plant Food For Human Nutrition vol. 67, pp. 103-110, 2010) 10 gentili signore che avevano già varcato la soglia della menopausa sono state invitate ad assumere 25 grammi di semi di chia per sette settimane. Alla fine di questo periodo il loro sangue si era sensibilmente arricchito di acidi grassi omega-3. Considerati essenziali dal momento che il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli, gli omega-3 sono in grado di favorire lo sviluppo e il mantenimento delle strutture nervose; di modulare la risposta infiammatoria; di migliorare l’elasticità delle arterie contrastando allo stesso tempo l’aggregazione piastrinica, riducendo i livelli di trigliceridi e aumentando il colesterolo buono. Tutte queste azioni contrastano l’instaurarsi e il progredire delle malattie cardiovascolari. Per questo i medici consigliano l’integrazione di omega-3 nei pazienti a rischio.

In un altro studio si è arrivati a dimostrare che l’assunzione di un gel di semi di chia, in ragione dell’alto contenuto in fibre e in acido alfa-linolenico, ha un effetto favorevole sulla perdita del peso corporeo e contribuisce a ridurre il rischio cardiovascolare (D.C. Nieman et al. Chia seed does not promote weight loss or alter risk factors in overweight adults” Nutriotion Research, vol. 29, no. 6, pp. 414-418, 2009). Per ottenere il suddetto gel gli Autori avevano frullato 25 g di semi in 250 g di acqua minerale naturale. Nei vari siti questo preparato viene indicato come valido sostituto dei comuni condimenti.

E ancora G.C. Martha et al. si sono divertiti a dimostrare come la glicemia post-prandiale si riduca dopo aver mangiato 50 g di pane bianco contenente semi di chia. Avevano a disposizione 4 diverse ricette: il panino senza semi di chia, quello a cui erano stati aggiunti appena 7 g, quello con 15 e infine quello con 24. Negli 11 pazienti testati la glicemia risultava maggiore dopo aver mangiato il panino senza i semi mentre diminuiva sensibilmente con il pane ai semi di chia (A dietary pattern including Nopal, Chia seed, soy protein, and oat reduces serum triglicerides and glucose intolerance in patient with metabolic syndrome. Journal of Nutrition, vol. 142, no. 1, pp. 64-69, 2012).

FALSI MITI (almeno per ora!)

Dunque i semi di chia fanno bene, ma spesso quando ci si fa prendere dall’entusiasmo si tende ad esagerare un po’. Da qualche parte nel web sentirete dire che vanno benissimo anche in caso di raffreddore. Di questa presunta proprietà non si fa riferimento nella bibliografia ufficiale.

I livelli di acido ascorbico dei semi di chia ( 1,6 mg) sono di gran lunga inferiori a quelli presenti nei kiwi ( 85 mg) negli agrumi (50 mg) e nei broccoli (53 mg). E allora il fatto che le noci ne contengano solo in tracce ha dato ai semi di chia il primato di frutta oleosa con il maggior contenuto in Vitamina C. Basterà questo a farci passare il raffreddore?

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