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In arrivo farmaco rivoluzionario per la sclerosi multipla

Riduce del 90% le lesioni attive ai nervi e al cervello. È la prima cura efficace per la forma primariamente progressiva

Pubblicato il 14/10/2015 da Prevenzione a tavola

“Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione copernicana”. Con queste parole il professor Giancarlo Comi, uno dei massimi esperti mondiali sulla sclerosi multipla (ordinario di Neurologia dell’Università ‘Vita-Salute San Raffaele’ e Direttore dell’Istituto di Neurologia Sperimentale dell’IRCCS Ospedale San Raffaele) ha definito i risultati degli studi sperimentali di Ocrelizumab, un nuovo farmaco contro la malattia presentato al 31esimo Congresso del Comitato Europeo per la Terapia e la Ricerca sulla Sclerosi Multipla (ECTRIMS), tenutosi a Barcellona dal 7 al 10 ottobre.

“È un momento storico nella lotta contro questa patologia” continua il professor Comi “perché ora possiamo disporre di una nuova arma, molto potente, che si propone come una ‘bomba’ innovativa e che rappresenta un salto di qualità rispetto al trattamento con interferone, il farmaco per eccellenza usato da più di vent’anni nella cura di questa malattia invalidante che può portare alla paralisi e anche alla morte”.

Ocrelizumab è il primo farmaco sperimentale che riesce infatti aridurre in maniera significativa la progressione della disabilità sia nella sclerosi multipla recidivante sia in quella primariamente progressiva, una forma per cui non esistono ad oggi medicinali approvati per il suo trattamento.

A dimostrarlo ci sono i dati annunciati durante il congresso Ectrims da Roche, la farmaceutica che ha sviluppato il farmaco, di tre studi clinici di fase III condotti su oltre duemila quattrocento malati. Due di questi studi (Opera I e Opera II) hanno arruolato complessivamente oltre milleseicento pazienti di età compresa tra i 18 e i 55 anni e affetti da malattia recidivante-remittente (la forma più comune che esordisce con episodi di sintomi acuti, seguiti da intervalli di recupero quando i sintomi non progrediscono) e dallaforma secondariamente progressiva (peggioramento dei sintomi dopo un periodo recidivante-intermittente).

I risultati degli studi oltre le aspettative

Ai soggetti è stato somministrato Ocrelizumab per infusione endovenosa ogni sei mesi per un biennio: il trattamento con il nuovo farmaco ha ridotto significativamente il tasso di annualizzato di recidive per un periodo di due anni rispetto all’interferone, diminuendo, sempre rispetto all’uso di quest’ultimo, la progressione della disabilità clinica del quarantatré per cento e cancellando oltre il novanta per cento delle lesioni cerebrali (valutate con risonanza magnetica).

“Si tratta di risultati straordinari” ha commentato Comi “anche perché gli effetti avversi sono risultati simili a quelli dell’interferone e inoltre il farmaco non ha mostrato impatto sulla fertilità”.

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