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Stafilococco: colonizza il nostro naso e causa malattie invasive

Questo agente infettivo ha imparato a 'difendersi' e oggi è diventato resistente a circa il 70 per cento degli antibiotici disponibili

Pubblicato il 29/09/2015 da Prevenzione a tavola

Lo stafilococco è un microrganismo di forma sferica che tende a colonizzare le vie aeree del nostro naso e predisporre gli individui a infezioni anche gravi. Questo batterio è diventato resistente al 70 per cento degli antibiotici ed è naturalmente presente nel nostro organismo: è utile in quanto collabora con tanti altri microrganismi del nostro corpo, ma il problema sorge quando si riproduce in modo eccessivo.

Stafilococco: colonizza il nostro naso


Leggiamo su La Stampa: "Lo Staphylococcus aureus (S. aureus) è un noto batterio patogeno e causa di preoccupazione nelle strutture sanitarie, come gli ospedali, a causa della sua invasiva presenza e dell’altrettanto nota resistenza agli antibiotici (o MRSA). Come se non bastasse, questo agente infettivo pare sia in grado di colonizzare a nostra insaputa i condotti nasali. Questa capacità sarebbe dovuta un’affinità di una proteina che si trova sulla sua superficie (chiamata “clumping factor B”, o ClfB) con un’altra proteina della pelle umana, detta loricrina, costituita principalmente da glicína e serina. Ad aver scoperto il meccanismo che sottende a questa caratteristica sono stati i ricercatori della Scuola di Biochimica e Immunologia e del Dipartimento di Microbiologia presso il Trinity College di Dublino (UK). Gli scienziati britannici hanno pubblicato i risultati del loro studio sulla rivista PLoS Pathogens. Risultati che suggeriscono come le persone (circa il 20% della popolazione) che sono oggetto di questa colonizzazione da parte dello S. aureus siano più predisposte a sviluppare l’infezione. Se già si sapeva della capacità di colonizzare i condotti nasali da parte dello S. aureus, quello che ancora non era chiaro era il meccanismo attraverso il quale la proteina ClfB faciliti questo processo. La dottoressa Rachel McLoughlin e colleghi hanno osservato l’attività della proteina ClfB di legarsi alla loricrina nei modelli animali. I test hanno permesso di scoprire che in assenza di loricrina, il batterio era meno attivo nel colonizzare i dotti nasali, rispetto a quanto accadeva nei topi che invece conservavano la proteina. Allo stesso modo, i ceppi di S. aureus privi di ClfB attecchivano in misura significativamente ridotta. Infine, si è scoperto che solubilizzare la loricrina nelle cellule umane riduce l’aggregazione del batterio e la gestione della proteina della pelle riduce la colonizzazione nel modello animale. «La loricrina è un elemento determinante nella colonizzazione nasale da parte dello S. aureus», conclude la dottoressa McLoughlin. Lo Stafilococco aureus, chiamato così per via del colore che ricorda l’oro delle sue colonie, è responsabile di gran parte delle infezioni a carico della cute e dei tessuti molli. E’ assai pericoloso e causa di malattie quali alcune forme di gastroenterite da intossicazione, endocardite, necrolisi epidermica tossica, artrite settica, borsite, sindrome da shock tossico, osteomielite, meningite, polmonite... Ecco pertanto come comprendere i meccanismi di colonizzazione possa essere una chiave per contrastare l’infezione da parte di questo batterio che, ricordiamo, è divenuto resistente alle terapie antibiotiche."

Infezioni, acne, psoriasi: le tante «colpe» dello stafilococco aureo, sempre più difficile da curare


Scrive Vera Martinella sul Corriere della Sera: "Impetigine, un’infezione provocata da batteri che colpisce soprattutto in età pediatrica gli strati superficiali della pelle. Acne, psoriasi e dermatite atopica. E ancora: tagli e ferite che s’infettano in modo molto grave dopo un intervento chirurgico. Setticemia o sepsi, ovvero complicazioni potenzialmente letali di un’infezione. Pacemaker, protesi e cateteri contaminati da virus con un’infinità di seri problemi che possono arrivare persino al rigetto. L’elenco delle conseguenze che lo stafilococco aureo, il batterio responsabile di molte delle infezioni contratte negli ospedali e non solo, può avere sulla nostra pelle è lungo e complicato. Per eliminarlo e riportare la situazione alla normalità si usano gli antibiotici. Il problema è che questo microrganismo ha imparato a «difendersi» e oggi è diventato resistente a circa il 70 per cento degli antibiotici disponibili . Farmaci vecchi o nuovi non fa differenza: spesso la cura non ha effetto. Il problema non è da poco, tanto che il presidente degli Stati Uniti Obama e il governo britannico hanno recentemente (di nuovo) lanciato l’allarme e annunciato catastrofi e piani d’azione per combatterlo."



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