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Pomodori cinesi made in Italy: il vero scandalo è che non sappiamo leggere le etichette

Siamo noi che dovremmo imparare a tutelarci, informandoci e soprattutto leggendo le etichette

Pubblicato il 28/09/2015 da

Serve sempre un servizio televisivo a farci aprire gli occhi, a farci interessare, a farci capire che qualcosa non va, almeno per qualche giorno. È successo anche domenica sera (27/09), con il servizio delle Iene a cura di Nadia ToffaQuando il pomodoro cinese diventa Made in Italy”.

Ma ahimè son cose che un consumatore dovrebbe sapere, dovrebbe conoscere per potersi tutelare. Non è nuova la legge infatti che regolamenta l’etichettatura dei prodotti alimentari: cioè cosa può e cosa non può essere scritto sulle etichette degli alimenti che compriamo al supermercato.

Il 6 marzo 2011 è entrata in vigore la legge 3 febbraio 2011, n. 4 “Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari”. L’articolo 4 ci aiuta a capire qualcosa in più: “Per i prodotti alimentari non trasformati, l’indicazione del luogo di origine o di provenienza riguarda il Paese di produzione dei prodotti. Per i prodotti alimentari trasformati, l’indicazione riguarda il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione e allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata nella preparazione o nella produzione dei prodotti”.

Cosa si intende per prodotti NON trasformati? Secondo il Reg. CE n. 178/2002, articolo 18, i prodotti non trasformati sono: “prodotti alimentari non sottoposti a trattamento, compresi prodotti che siano stati divisi, separati, sezionati, affettati, disossati, tritati, scuoiati, frantumati, tagliati, puliti, rifilati, decorticati, macinati, refrigerati, congelati, surgelati o scongelati”. Più semplicemente: la carne fresca, il pesce fresco, le uova, etc. Per questi alimenti se troviamo scritto che è prodotto in Italia possiamo star certi che il prodotto è 100% made in Italy.

Le cose cambiano se parliamo di prodotti trasformati: passate, affettati, conserve, etc. In questi casi la legge stabilisce che l’indicazione in etichetta riguarda “il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione”. Quindi come spiegato nel servizio delle Iene basta che il confezionamento avvenga in Italia e per magia diventa un “prodotto in Italia”. Quindi è vero, portiamo sulle nostre tavole passata di pomodoro cinese, affettati fatti con maiali allevati fuori i confini italiani (non basta infatti un marchio famoso impresso sul prosciutto a garantirne l’origine italiana) e chissà cos’altro. Ovviamente la produzione di tali alimenti rispetta le normative del paese dove sono prodotti: dall’uso di pesticidi (in Italia sono vietati alcuni pesticidi utilizzati all’estero), alle quantità di metalli pesanti ed inquinanti, senza considerare le condizioni dei lavoratori e la qualità dei mangimi dati agli animali.

Le regole sono invece ben diverse per i prodotti biologici, questi infatti devono portare obbligatoriamente in etichetta, il luogo di produzione (seppur abbastanza generico): Italia, UE, NON UE (UE: Unione Europea).

Invece i prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta) IGP (Indicazione Geografica Protetta) garantiscono un prodotto italiano al 100%: in questo caso, se ad esempio su un prosciutto troviamo il marchio DOP, vuol dire che il prodotto è nato, allevato, macellato e lavorato in Italia.

Non pensiamo quindi a questo come uno scandalo, le leggi parlano chiaro, siamo noi che dovremmo imparare a tutelarci, informandoci e soprattutto leggendo le etichette. Ma al supermercato si va sempre di fretta e se per comprare un telefono impieghiamo settimane, facendoci consigliare da amici, conoscenti, sconosciuti e stiamo attentissimi che sia l’ultimo modello, quello più “fico e con più funzioni”, quando facciamo la spesa l’unica caratteristica che controlliamo è quella del prezzo sul foglietto dalle offerte settimanali.

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Chiara Cevoli

Chiara Cevoli
Biologa Nutrizionista

Laureata in Biologia Applicata alla Ricerca Biomedica presso l'Università di Roma La Sapienza nel 2009 con lode, mi sono da subito interessata alla tematica dell'alimentazione frequentando diversi corsi e collaborando in alcuni Ospedali del Lazio come volontaria. Negli anni successivi è quindi iniziata la mia attività come Biologo Nutrizionista ... LEGGI »

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