Pomodori cinesi made in Italy: il vero scandalo è che non sappiamo leggere le etichette

Serve sempre un servizio televisivo a farci aprire gli occhi, a farci interessare, a farci capire che qualcosa non va, almeno per qualche giorno. È successo anche domenica sera (27/09), con il servizio delle Iene a cura di Nadia ToffaQuando il pomodoro cinese diventa Made in Italy”.

Ma ahimè son cose che un consumatore dovrebbe sapere, dovrebbe conoscere per potersi tutelare. Non è nuova la legge infatti che regolamenta l’etichettatura dei prodotti alimentari: cioè cosa può e cosa non può essere scritto sulle etichette degli alimenti che compriamo al supermercato.

Il 6 marzo 2011 è entrata in vigore la legge 3 febbraio 2011, n. 4 “Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari”. L’articolo 4 ci aiuta a capire qualcosa in più: “Per i prodotti alimentari non trasformati, l’indicazione del luogo di origine o di provenienza riguarda il Paese di produzione dei prodotti. Per i prodotti alimentari trasformati, l’indicazione riguarda il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione e allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata nella preparazione o nella produzione dei prodotti”.

Cosa si intende per prodotti NON trasformati? Secondo il Reg. CE n. 178/2002, articolo 18, i prodotti non trasformati sono: “prodotti alimentari non sottoposti a trattamento, compresi prodotti che siano stati divisi, separati, sezionati, affettati, disossati, tritati, scuoiati, frantumati, tagliati, puliti, rifilati, decorticati, macinati, refrigerati, congelati, surgelati o scongelati”. Più semplicemente: la carne fresca, il pesce fresco, le uova, etc. Per questi alimenti se troviamo scritto che è prodotto in Italia possiamo star certi che il prodotto è 100% made in Italy.

Le cose cambiano se parliamo di prodotti trasformati: passate, affettati, conserve, etc. In questi casi la legge stabilisce che l’indicazione in etichetta riguarda “il luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione”. Quindi come spiegato nel servizio delle Iene basta che il confezionamento avvenga in Italia e per magia diventa un “prodotto in Italia”. Quindi è vero, portiamo sulle nostre tavole passata di pomodoro cinese, affettati fatti con maiali allevati fuori i confini italiani (non basta infatti un marchio famoso impresso sul prosciutto a garantirne l’origine italiana) e chissà cos’altro. Ovviamente la produzione di tali alimenti rispetta le normative del paese dove sono prodotti: dall’uso di pesticidi (in Italia sono vietati alcuni pesticidi utilizzati all’estero), alle quantità di metalli pesanti ed inquinanti, senza considerare le condizioni dei lavoratori e la qualità dei mangimi dati agli animali.

Le regole sono invece ben diverse per i prodotti biologici, questi infatti devono portare obbligatoriamente in etichetta, il luogo di produzione (seppur abbastanza generico): Italia, UE, NON UE (UE: Unione Europea).

Invece i prodotti DOP (Denominazione di Origine Protetta) IGP (Indicazione Geografica Protetta) garantiscono un prodotto italiano al 100%: in questo caso, se ad esempio su un prosciutto troviamo il marchio DOP, vuol dire che il prodotto è nato, allevato, macellato e lavorato in Italia.

Non pensiamo quindi a questo come uno scandalo, le leggi parlano chiaro, siamo noi che dovremmo imparare a tutelarci, informandoci e soprattutto leggendo le etichette. Ma al supermercato si va sempre di fretta e se per comprare un telefono impieghiamo settimane, facendoci consigliare da amici, conoscenti, sconosciuti e stiamo attentissimi che sia l’ultimo modello, quello più “fico e con più funzioni”, quando facciamo la spesa l’unica caratteristica che controlliamo è quella del prezzo sul foglietto dalle offerte settimanali.

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