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Perché dovremmo usare il latte in polvere per i formaggi?

Una riflessione sulla questione dei "formaggi senza latte"

Pubblicato il 19/08/2015 da Prevenzione a tavola
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Vorremmo fare un po' di chiarezza sulla questione dei "formaggi senza latte" imposti all'Italia dalla Commissione Europea, lontano dai clamori di qualche settimana fa. Ricapitoliamo i fatti.

La Commissione europea ha inviato una lettera di diffida all'Italia minacciando l'apertura di una procedura d'infrazione se il Governo non rivedrà la legge n. 138 dell'11 aprile 1974 che prevede per i produttori italiani il divieto di utilizzo, detenzione e vendita di latte in polvere e latte ricostituito per la produzione di prodotti caseari come formaggio, yogurt e latte alimentare. La Commissione europea, dunque, vuole imporre la produzione e la vendita di formaggio di bassa qualità che, al posto del latte fresco, utilizzi il latte in polvere. (Fonte).

Ovviamente la domanda per un consumatore italiano medio sorge spontanea: perché questo questo diktat dell'Europa? Ce lo spiega molto semplicemente Slow Food:

Perché questa alzata di scudi a favore del latte in polvere? Perché un chilo di latte in polvere costa circa 2 euro e, con questa quantità, si ottengono 10 litri di latte liquido, che se fossero acquistati dall’allevatore costerebbero 3 euro e 60. Senza contare che, caricare sacchi di latte in polvere su un tir e poi stoccarli (anche per oltre un anno) è estremamente più comodo ed economico che non fare viaggiare cisterne, utilizzare frigoriferi, pastorizzatori, tank per il latte liquido. Tutto qui. Un euro e sessanta di differenza, costi logistici inferiori e molta comodità in più.

Guarda il video in alto: Petrini contro il TTIP: Non toccate il nostro cibo

Su Linkiesta possiamo notare un passaggio importante:

A fine maggio la Commissione europea invia al governo italiano una lettera di costituzione in mora in cui dice che la legge del 1974 viola il principio della libera concorrenza all’interno dell’Ue e chiede di eliminare la norma. Nessuna imposizione per la produzione di formaggi e mozzarelle con il latte in polvere. Si chiede solo che, chi vuole, possa farlo. Come già si fa in Belgio e Francia. Potranno esserci ricotte e pecorini con il latte in polvere. Ma i produttori che vorranno potranno continuare a lavorare come hanno fatto finora. Senza dimenticare che i formaggi Dop e Igp, dal parmigiano reggiano alla mozzarella di bufala, hanno disciplinari di produzione specifici e non sarebbero interessati. Basterà indicare in etichetta quali formaggi sono prodotti con il latte in polvere e quali no: sarà il consumatore a scegliere, come già avviene con migliaia di prodotti di qualità diversa.

Il latte in polvere è già ampiamente presente in  molti cibi che consumiamo: lo troviamo già in snack, gelati, merendine, yogurt e formaggi (non prodotti in Italia). Certo è che se il produttore vuole risparmiare certamente ora potrà farlo, andando evidentemente a intaccare la filiera della produzione di latte non in polvere. E questo potrebbe essere il problema principale. Come afferma Slow food: "Siamo di fronte a una questione culturale e politica di estrema importanza. Il formaggio non è una merce da stabilizzare, ma un pezzo della nostra civiltà, che risale alle origini della domesticazione, 10.000 anni fa, e attraversa la storia del mondo e, in particolare, dell’Europa. E il latte è la ragione d’essere del formaggio, non è uno dei tanti ingredienti. Per questo è fondamentale salvaguardare la sua biodiversità, la sua qualità, il suo legame con il territorio. L’aggiunta di latte in polvere è una degenerazione estrema del processo di industrializzazione e non ha alcun senso, se non quello del profitto".

Guarda il video in alto: Petrini contro il TTIP: Non toccate il nostro cibo



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