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Scoperta nuova causa dell’Alzheimer

Svelata una nuova causa implicata nel danno cerebrale e nel deficit cognitivo nella malattia di Alzheimer

Pubblicato il 28/07/2015 da Prevenzione a tavola

Svelata una nuova causa implicata nel danno cerebrale e nel deficit cognitivo nella malattia di Alzheimer, che colpisce più di 35 milioni di persone nel mondo. Merito di un lavoro pubblicato sulla rivista 'Nature Medicine' dall'università di Verona. La scoperta scientifica dell'ateneo scaligero fornisce "un contributo fondamentale nella conoscenza della genesi dell'Alzheimer, gettando luce sul ruolo del sistema immunitario e dei neutrofili e identificando un nuovo potenziale approccio farmacologico nella malattia di Alzheimer rappresentato dell'integrina Lfa-1".

La ricerca veronese ha il potenziale di essere rapidamente trasferita in clinica considerando che la terapia anti-integrine è stata già testata in pazienti con malattie autoimmuni. Lo studio è stato curato dal team diretto da Gabriela Constantin, docente di Patologia generale del dipartimento di Patologia e Diagnostica diretto da Aldo Scarpa. Constantin è stata la prima donna in Italia a ricevere nel 2003 il Premio Rita Levi Montalcini per gli studi condotti sulle malattie infiammatorie del cervello.

L'equipe ha dimostrato un ruolo inaspettato per le cellule del sistema immunitario, i globuli bianchi (chiamati anche leucociti), nell'induzione della patologia e del declino cognitivo in Alzheimer ed è stata identificata una nuova potenziale terapia per trattare la malattia.

In tutte le malattie infiammatorie, un processo fondamentale è rappresentato dalla migrazione dei globuli bianchi dai vasi sanguigni nei tessuti, dove si sviluppa il processo patologico. Mentre nelle infezioni questo processo è essenziale per la difesa dell'organismo dall'agente patogeno, nel caso delle malattie infiammatorie 'sterili', e quindi non dovute a infezioni, la migrazione dei leucociti ha un ruolo patologico provocando un importante danno tessutale. Per studiare la migrazione dei globuli bianchi in modelli di Alzheimer è stata utilizzata la microscopia intravitale a due fotoni nel cervello, una metodica di avanguardia nell'identificazione del ruolo delle cellule del sistema immunitario nelle malattie cerebrali, per la quale il gruppo di Verona possiede un'expertise unica in Italia e fra le poche al modo.

I ricercatori si sono focalizzati su una classe di leucociti chiamati neutrofili che sono i globuli bianchi più numerosi nel sangue e possiedono un ruolo fondamentale nelle malattie infiammatorie. "E' stato scoperto che i neutrofili - evidenzia Constantin - sono coinvolti nell'induzione della patologia in modelli sperimentali di Alzheimer ed è stata svelata la presenza di neutrofili nel tessuto cerebrale proveniente da autopsie effettuate su pazienti con Alzheimer. Lo studio ha inoltre identificato l'integrina Lfa-1 (Leukocyte Function-Associated Antigen-1), una proteina presente sui neutrofili, in grado di mediare l'adesione di questi globuli bianchi alla parete dei vasi sanguigni e la loro successiva migrazione nel cervello. Il blocco terapeutico dell'Lfa-1 è stato in grado di ridurre notevolmente la formazione di aggregati di materiale proteico formato da amiloide e tau che caratterizzano la malattia dal punto di vista neuropatologico e di impedire lo sviluppo del deficit cognitivo in modelli sperimentali di malattia di Alzheimer".

"Di particolare importanza per un'eventuale applicazione clinica - conclude l'esperta - è la dimostrazione in questo studio scientifico che la terapia di breve durata in grado di interferire con la funzione dei neutrofili ha un effetto benefico prolungato sulle funzioni cognitive se applicata nella fase iniziale di malattia. Questo suggerisce che l'intervento terapeutico precoce proposto dal gruppo veronese possa essere molto efficace sulla malattia anche quando somministrato per tempi brevi e quindi con meno possibilità di sviluppo di effetti collaterali".

(Fonte)



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