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I nuovi supporti a sostegno dell’insufficienza cardiaca cronica

Quando non si può effettuare il trapianto il VAD garantisce ai pazienti di condurre una vita normale

Pubblicato il 27/07/2015 da Claudio Russo
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L’insufficienza cardiaca cronica è quella condizione  nella quale il cuore non è più in grado di svolgere regolarmente la sua funzione di pompa a causa di una malattia del muscolo cardiaco (miocardiopatia) che perde progressivamente la sua forza di contrazione.

Esistono due quadri di miocardiopatia: la forma cosiddetta idiopatica, cioè senza una causa apparente, oppure la forma secondaria  ad infarti ripetuti o malattie valvolari trascurate nel tempo o forme infettive come le miocarditi acute. In questa condizione il cuore tende progressivamente a dilatarsi, fino a perdere la sua capacità funzionale causando una condizione di scompenso cardiaco cronico che riduce progressivamente la capacità funzionale del paziente fino ad impedirgli, nelle forme più gravi, la normale vita di relazione, con frequenti accessi in ospedale per scompenso.

La terapia medica ha fatto notevoli progressi nel trattamento di questa malattia. Tuttavia nelle forme più gravi e resistenti alle terapie convenzionali, l’unica opzione efficace è quella del trapianto cardiaco; il muscolo cardiaco ormai insufficiente non può essere più trattato e i pazienti in una condizione di scompenso cronico devono ricorrere al trapianto cardiaco.

Benchè i risultati siano favorevoli in termini di sopravvivenza e qualità di vita, il trapianto cardiaco evidentemente è limitato dal numero dei donatori disponibili e esiste una grossa discrepanza tra i pazienti in lista d’attesa per un trapianto e quelli che realmente riescono a fare il trapianto di cuore. Per far fronte a questa discrepanza tra numero di riceventi e numero di donatori si sono sviluppati, progressivamente nel tempo, dei sistemi di supporto meccanico al cuore chiamati VAD (Ventricular Assist Device), che non sostituiscono completamente il cuore nativo ma lo affiancano per supportarlo.

Si tratta sostanzialmente di pompe collegate al cuore, all’interno del torace, e collegate all’esterno solo con un cavo alimentazione attaccato alle batterie e a un controllore. Con questo sistema i pazienti possono riprendere una vita di relazione quasi normale e possono svolgere le loro attività quotidiane e lavorative, perché il la macchina è all’interno del torace. Questi sistemi si sono evoluti nel tempo, divenendo sempre più affidabili. I VAD, inizialmente utilizzati come “ponte al trapianto di cuore”, sono sempre più spesso impiantati anche con “terapia definitiva”, in pazienti selezionati, invece del trapianto cardiaco. Esistono infatti pazienti in cui non è più possibile fare il trapianto di cuore o perché hanno raggiunto un’età particolarmente avanzata, o perché per la presenza di particolari malattie associate non possono essere sottoposti a terapia immunosoppressiva, regolarmente effettuata dopo il trapianto. In questi casi il VAD viene utilizzato come destination therapy. Il paziente rimane quindi assistito da questa macchina che gli permette di condurre la sua vita anche senza il trapianto.

Potrebbe interessarti anche questo video: Le 6 regole per prevenire le malattie cardiovascolari



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Claudio Russo

Claudio Russo
Cardiochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano, specializzato in Cardioangiochirurgia presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 è Cardiochirurgo presso la Divisione di Cardiochirurgia dell’Ospedale Niguarda Milano che attualmente dirige . Ha comperato la sua formazione durante soggiorni in prestigiose ... LEGGI »

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