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Le possibili cause di obesità e allergie

L’uso precoce di latti di mucca o artificiali è associato a vari disordini del Sistema Immunitario tra cui innanzitutto le allergie

Pubblicato il 12/05/2015 da Roberta Martinoli

Siamo la culla dell’alimentazione sana, abbiamo concepito un modello alimentare, la Dieta Mediterranea, che nel 2010 è stato proclamato Patrimonio Immateriale dell’Umanità, eppure il 27% dei nostri bimbi è in sovrappeso*. Purtroppo l’obesità che compare in età evolutiva è destinata a persistere in una percentuale variabile dal 40 al 60%. Sappiamo già, dunque, che il problema del sovrappeso/obesità è destinato ad aumentare in tutte le fasce di età! Se nasciamo da due genitori obesi abbiamo il 34% di probabilità di diventarlo a nostra volta e ciò non accade solo per questioni genetiche. Contano molto invece le abitudini nutrizionali dell’intera famiglia, avendo i genitori un’alta influenza sulle scelte alimentari dei figli. In realtà questa influenza inizia già quando siamo nella pancia della mamma. Se il bimbo si sviluppa nel grembo di una madre obesa, diabetica, ipertesa subirà una sorta di imprinting che lo porterà ad avere un’elevata probabilità di divenire a sua volta obeso, diabetico e iperteso, indipendentemente da cosa dicono i suoi geni!**. Si comprende dunque che la prevenzione dell’obesità infantile dovrebbe iniziare ancora prima che il bimbo venga concepito, correggendo gli errori alimentari della futura mamma! Una dieta normocalorica, fatta da cibi di buona qualità e ricchi di principi nutrizionali (alimenti integrali e biologici, tanta frutta e verdura) è assolutamente consigliata! Anche se durante la gravidanza si può avvertire una grande attrazione (craving) per il cibo spazzatura (merendine, bevande zuccherine, snack e altre aberrazioni concepite dalla nostra industria alimentare) le future mamme sono capaci di qualsiasi sacrificio mentre vivono il miracolo dell’attesa! Basta sapere che il cibo manipolato industrialmente è carico di tossine e carente dal punto di vista qualitativo e può “disregolare” il sistema metabolico del feto creando la base per l’insorgenza di future malattie! La gestante oltre a curare la propria alimentazione dovrà occuparsi del proprio intestino! Se la flora batterica non è ottimale (disbiosi intestinale) prevarranno i fenomeni putrefattivi, la stipsi e le intolleranze alimentari! Così se la nostra mamma è disbiotica sarà molto probabile già durante la vita fetale entrare in contatto con nitriti, nitrosammine, cadaverina, putrescina, tiramina, mercaptano, indolo, scatolo e molte altre sostanze ad azione tossica e mutagena prodotte dai batteri patogeni intestinali. Sappiamo inoltre che alcuni frammenti di derivazione batterica (vedi l’LPS) diffondendo attraverso la barriera intestinale possono promuovere il rilascio di citochine pro-infiammatorie (IL-1, IL-6, TNF-α) a loro volta responsabili dell’instaurarsi dell’insulino-resistenza, dell’obesità e del diabete. In più al momento della nascita e poi con l’allattamento al seno erediteremo dalla madre i suoi batteri intestinali e se la madre è disbiotica avremo alte probabilità di esserlo anche noi. Siamo mammiferi e la Natura ha predisposto che i nostri cuccioli vengano allattati ogni volta a richiesta con piccole quantità di latte. Per questa ragione i neonati non hanno bisogno di crearsi riserve di adipe! In più proprio grazie all’allattamento al seno (e non ad orari fissi come avviene nell’allattamento artificiale) i bimbi imparano ad autoregolarsi rispondendo al meccanismo di fame e sazietà in modo spontaneo! Non bisogna trascurare poi lo sforzo compiuto durante l’atto della suzione! I neonati spendono molte energie mentre prendono il latte materno direttamente dal seno. Hanno delle belle guance floride a causa dell’ipertrofia dei muscoli coinvolti nella suzione e grazie a questo meccanismo riescono a regolare il bilancio energetico “senza ingrassare”! Non tutti però hanno la fortuna di ricevere questo prezioso alimento! Secondo dati ISTAT pubblicati nel 2014 le donne che allattano al seno sono l’85,5%. La durata media del periodo di allattamento è di 8,3 mesi mentre il numero medio di mesi di allattamento esclusivo è pari a 4,1. Se leggiamo questi dati al contrario, il 14,5% dei neonati viene allattato in modo completamente artificiale mentre tra quelli che vengono allattati al seno la gran parte riceve un allattamento misto già a partire dal quarto mese di vita. Il latte vaccino, alla base della preparazione dei latti in formula, non è adatto alla nostra specie: contiene una quantità eccessiva di proteine utilizzate solo al 50% dal neonato, il restante 50% deve essere eliminato dalla funzione renale ancora immatura. Tra le proteine prevale la caseina che a contatto con i succhi gastrici forma dei grossi coaguli che inducono sazietà per circa 4 ore. In più il latte vaccino contiene prevalentemente grassi saturi e dal 50 all’80% in meno di vitamine rispetto al latte materno! In uno studio condotto nel 2000 e pubblicato sulla rivista di pediatria dell’Associazione dei medici americani si arriva alla conclusione che il latte vaccino non va somministrato prima dei dodici mesi di vita. È stato documentato infatti che questo latte fa sanguinare l’intestino dei bambini (Jiang et al. Intestinal blood loss during cow milk feeding in older infants. Arch Pediatr Adolesc Med 2000)! Probabilmente questo accade perché le proteine presenti nel latte vaccino sono capaci di attivare il Sistema Immunitario Intestinale (GALT, Gut Associated Lymphoid Tissue) che nel bambino piccolo è ancora immaturo e carente di IgA secretorie (sIgA) e di linfociti T regolatori. La barriera intestinale risulta in questa fase ancora eccessivamente permeabile e l’introduzione di sostanze come il latte vaccino attiva una risposta immunitaria di tipo infiammatorio che causa vasodilatazione e distruzione di una quota di globuli rossi tanto che troveremo tracce di emoglobina nelle feci. Si comprende perché l’uso precoce del latte di mucca così come l’uso di latti artificiali siano associati a vari disordini del Sistema Immunitario tra cui innanzitutto le allergie. Al contrario il primo latte materno (colostro), ricco di specie batteriche simbionti e di sIgA, ha un ruolo fondamentale nella maturazione del GALT. I bambini che sono stati allattati al seno anche se per due-tre mesi presentano una barriera intestinale meno permeabile e un più alto tasso di sIgA perché con il latte materno hanno ricevuto una bella quota del prezioso anticorpo e probabilmente hanno ricevuto anche lo stimolo a produrne in proprio! Se le cose sono andate secondo quanto predispone la Natura e il neonato ha ricevuto il suo prezioso alimento, nella successiva fase dello svezzamento quando entra in contatto con gli antigeni alimentari sarà in grado di tollerarli molto meglio! Sensibilizzare i medici e le future mamme su questi argomenti consentirà di mettere in atto la prevenzione più radicale che si possa immaginare. *(Menghetti E. et al. Hypertension and obesity in Italian school children: The role of diet, lifestyle and family history. Nutr Metab Cardiovasc Dis 2015) **(Yan J. Maternal pre-pregnancy BMI, gestational weight gain, and infant birth weight: A within-family analysis in the United States. Econ Hum Biol 2015)



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Roberta Martinoli

Roberta Martinoli
Nutrizionista

Sono ormai 15 anni che mi occupo di Nutrizione Umana. Dopo la laurea in Scienze Agrarie ho ottenuto il Dottorato di Ricerca in Fisiologia dei Distretti Corporei presso l’Università di Roma Tor Vergata. È stato lì che ho cominciato a studiare le tecniche di valutazione della composizione corporea e i principi di dietoterapia. Mi sono ... LEGGI »

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