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Malasanità? Colpa anche vostra

Pubblicato il 12/05/2015 da David Di Mattia

Spesso della sanità italiana, dei suoi modelli regionali, dei suoi costi e della sostenibilità ai cittadini arrivano solo riverberi di grandi valutazioni politiche o, peggio, di persone avulse dalla stessa vita sanitaria. Viene quindi spontaneo chiedersi cosa realmente sanno del passato, del presente e specialmente del futuro della nostra sanità i pazienti, alias i fruitori del servizio sanitario, alias “i clienti” così come vengono appellati di sovente i cittadini (non da noi medici)? Racconto di seguito una delle più importanti evoluzioni vissute dal nostro sistema sanitario, evoluzione che oggi risulta difficilmente compatibile con i livelli di depauperamento economico del nostro Paese. Un’evoluzione che per assurdo porterà ad una involuzione da “collasso” del nostro sistema sanitario così come lo abbiamo conosciuto fino a ieri. Lo racconto in prima persona, da spettatore privilegiato ed osservatore diretto, da medico. Quel che dirò non ha nessuna pretesa di universalità o verità assoluta, ma è una forte rappresentazione del quadro reale vissuto in Lombardia negli ultimi 30 anni. Vi siete mai chiesti quanto costa un intervento chirurgico? 30 anni fa, non così lontano, siamo appena nella Milano “da bere” craxiana, il costo della sanità era prevalentemente ascrivibile alle “forze umane” in campo medico, quindi a infermieri e operatori sanitari. D’altro canto i costi strumentali (radiografie, analisi, materiali di sala operatoria, materiali di consumo, medicine) erano minoritari nella determinazione del conto finale, sia per le casse delle cliniche private, sia in quelle del Sistema Sanitario Nazionale. Erano gli anni in cui la classe medica aveva abusato del prestigio, quasi sciamanico, ottenuto dalla metà dell’ottocento in avanti, quando i medici improvvisamente riuscirono a guarire più persone di quante ne avessero danneggiate i salassi settecenteschi, raccogliendo i meriti della nascita di una medicina e di una chirurgia che oggi conosciamo e definiremmo “moderna”. Erano gli anni in cui gli ospedali erano pieni di medici ed infermieri che provavano il piacere del proprio mestiere e che vivevano il rapporto con i pazienti a seconda della propria sensibilità, erano gli anni del Dottor Guido Terzilli di Luciano Salce. Chi più empatico e caritatevole, chi scontroso e profetico, ma pur sempre uomini convinti di esercitare un ruolo di responsabilità nella società. Ma poi qualcosa cambiò. Inizia l'epoca dei DRG (diagnosis-related groups) e del privato accreditato con un concetto di "fare sanita" completamente diverso. L'idea era che gli amministratori e i medici lavorassero fianco a fianco per ottenere i migliori risultati contenendo i costi in un ottica di perseguire un obiettivo comune, arrivare ad una sanità eccellente a costi ragionevoli. Ma cosi non andò e non è andata ancor oggi. Non solo perché spesso gli amministratori e i politici proseguono obiettivi diversi dal personale sanitario, ma anche perché i pazienti stessi hanno contribuito al fallimento di questo obiettivo. Da una parte “il paziente” con scarso senso civico, in un atteggiamento tipicamente italico, ha considerato la Sanità come un servizio da sfruttare alla prima occasione utile, ed inutile. Chi di noi non ha avuto esperienza del cosiddetto “utilizzo ansiogeno” di un Pronto Soccorso? Siamo tutti consapevoli del danno prodotto da questo atteggiamento in termini sociali. Danni di cui paghiamo il prezzo, oltre al rischio, visto che prima o poi ognuno di noi si troverà per buoni motivi ci troveremo difronte ad emergenze stracolme di pazienti in situazione di emergenza inesistente! Dall’altra la struttura dei costi della medicina chirurgica. Tralasciando il problema della pletora di accertamenti diagnostici ed esami (in alcuni casi assolutamente sacrosanti e necessari) su cui dovremmo approfondire con non pochi distinguo, basterebbero solo dei costi vivi legati all'intervento chirurgico per far capire come l’obiettivo di una sanità eccellente a costi ragionevoli sia molto complesso da raggiungere. Negli ultimi anni sicuramente si è ridotto il costo legato alla degenza ospedaliera perché le nuove tecniche danno la possibilità ( se non obbligatorietà) di una dimissione precoce anche in pazienti dove la continuità assistenziale dovrebbe essere garantita a domicilio, pensiamo ad un anziano operato ad un tumore all'intestino che viene dimesso appena 4 o 5 gg dopo l'intervento. Se da una parte il costo di degenza è stato abbattuto dall’altra i costi di alcuni interventi che utilizzano determinati macchinari, dalle laparoscopie ai robot chirurgici (macchine con costi minimi intorno dai 100.000 euro ai 2 milioni con tassi di obsolescenza elevatissimi di 4/5 anni) son volati alle stelle. Così come sono lievitati i cosiddetti costi di “device disposible” legati a strumenti monouso che riducono i tempi operatori e consentono soluzioni impensabili per la chirurgia tradizionale. L’insieme di queste nuove tecnologie medico sanitarie hanno in alcuni casi decuplicato i costi dell'intervento invertendole proporzioni rispetto al fattore umano prima dominante. Al contrario di 30 anni fa nel 2015 il costo del personale sanitario risulta quasi marginale. Non è insolito oggi incontrare un medico guadagni, contrariamente a quanto pensato dall’immaginario collettivo, cifre nette di 10 euro l'ora senza alcuna protezione contrattuale o assistenza. Per cui la domanda a cui dobbiamo rispondere è “fino a che punto possiamo permetterci questa sanità di qualità garantita e “gratuita” per tutti?” La risposta, anche in assenza della attuale crisi economica, è ovviamente negativa, ossia per poco, anzi non possiamo già più permettercela. Almeno fino a quando oltre ai costi reali di cui ho dato una sommaria spiegazione continueremo ad assommare i costi di una gestione figlia di 50 anni di Sanità al servizio delle nomine e del clientelismo politico, del malaffare ma anche dello scarso senso civico degli italiani.



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David Di Mattia

David Di Mattia
Chirurgo

Laureato in medicina e chirurgia a Milano nel 1987 e specialista in chirurgia generale e chirurgia d'urgenza. Si occupa di chirurgia laparoscopica fin dai primi anni '90 accumulando grande esperienza sia nella chirurgia addominale che in quella proctologica e bariatrica divide la sua attività tra Milano ed una serie di progetti esteri nei paesi ... LEGGI »

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