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Coca Cola Light, Zero e classica: quali le differenze?

Viaggio attraverso le 3 varianti di una delle bibite maggiormente conosciute e consumate

Pubblicato il 10/04/2015 da Chiara Cevoli

Coca Cola Light, Zero e Classica, quali differenze ci sono tra i diversi tipi? Cosa le caratterizza? Passerò in rassegna le 3 bibite per capire meglio cosa contengono veramente. Una piccola precisazione: nell’articolo troverete per alcuni ingredienti l’ADI cioè la dose giornaliera accettabile. Rappresenta la quantità della sostanza in questione che può essere ingerita tutti i giorni per tutta la vita senza effetti avversi sull’uomo sulla base delle attuali conoscenze scientifiche.

Coca Cola Classica


La Coca Cola classica è da considerare il capostipite delle bevande zuccherate non alcoliche. Nata ad Atlanta nel 1886 grazie al Dr. John Stith Pemberton, farmacista, allora era venduta come bevanda da asporto a pochi centesimi il bicchiere. INGREDIENTI: acqua, zucchero, anidride carbonica, colorante E 150d, acidificante: acido fosforico; aromi naturali (inclusa caffeina).wsZucchero: la quantità in una lattina è decisamente alta, come alte sono quindi le calorie: 139 che corrispondono a circa il 7% delle calorie totali giornaliere per un adulto medio. Su questo dato solo una piccola riflessione: una merenda dovrebbe coprire circa il 5% delle calorie giornaliere, quindi una sola lattina è “troppo abbondante” se considerata come una merenda (immaginate invece durante un pasto o addirittura come bibita di accompagnamento ad uno spuntino, le calorie salgono vertiginosamente). 35 gr di zucchero corrispondo a circa 7 cucchiaini: una dose che probabilmente nella quotidianità non sarebbe mai consumata. Gli effetti sulla salute non vanno trascurati: coprendo infatti quasi il 40% della quantità totale di zuccheri semplici nella dieta, poco ci rimane da consumare per arrivare al 100% (gli zuccheri semplici sono contenuti anche nella frutta ad esempio). Tutti questi zuccheri influenzano negativamente diversi aspetti del metabolismo, predisponendoci a obesità, diabete, sindrome metabolica (solo per citare alcune delle conseguenze). Inoltre una loro assunzione così elevata causa una risposta insulinica anomala ed esagerata: in pratica è messo in circolo una grande quantità dell’ormone che dopo poco tempo porta ad una marcata ipoglicemia: il segnale che stimola la sensazione di fame.E 150d -Caramello solfito ammoniacale: è un colorante alimentare contenuto in numerosi alimenti, negli anni ha suscitato numerosi sospetti di cancerogenicità, tuttavia la quantità di additivo mediamente consumata dalla popolazione generale non desta sospetti. L’ADI è di: 300 mg per chilo di peso corporeo al giorno.E 338 -Acido Fosforico: una volta ingerito è escreto sotto forma di fosfato di calcio nelle feci, proprio per questa ragione, se assunto in grandi quantità può alterare l’equilibrio calcio/fosforo sottraendo calcio all’organismo e facilitando il rachitismo (malattia caratteristica dell’età pediatrica causata da un difetto di ossificazione). L’ADI è di 30 mg per chilo di peso corporeo al giorno.

Coca Cola Light


Secondogenita della famiglia, è nata in seguito al boom di prodotti dietetici senza zuccheri. Ma tolto lo zucchero, aumentano gli ingredienti, soprattutto edulcoranti cioè additivi di sintesi che servono a dolcificare prodotti industriali al posto dello zucchero. Ma non è tutto oro ciò che luccica: se da una parte è vero che tutto lo zucchero contenuto nella Coca Cola classica risulta dannoso per la salute, altrettanto è possibile supporlo per i dolcificanti artificiali. INGREDIENTI: acqua, anidride carbonica, colorante E 150d, acidificante: acido fosforico; edulcoloranti: aspartame, acesulfame K, aromi naturali (inclusa caffeina), correttore di acidità: citrato trisodico.aaaE 950 -Acesulfamide K: ha un potere dolcificante circa 200 volte maggiore di quello dello zucchero. L’ADI è di 9 mg per chilo di peso corporeo al giorno. Stimola la produzione di insulina: questa caratteristica non può di certo dirsi favorevole o benevola per la nostra salute. L’insulina è un ormone prodotto dal nostro corpo in risposta all’ingestione di carboidrati, quindi zuccheri: tuttavia i dolcificanti artificiali perché non essendo formati da carboidrati non richiedono insulina. Quindi il corpo in seguito alla loro assunzione produce insulina che in realtà non serve a nulla. Questo a lungo andare può creare forti squilibri metabolici.E 951 -Aspartame: ha un potere dolcificante circa 200 volte maggiore di quello dello zucchero. L’ADI è di 40 mg per chilo di peso corporeo al giorno. È composto da acido aspartico, fenilalanina e metanolo: studi su quest’ultimo hanno rivelato che un suo consumo eccessivo possa influenzare umore, comportamento e fame (si crede che tenda ad aumentare la fame). Se utilizzato per preparazioni dolciarie, quindi scaldato sopra i 200°C, la tossicità è aumentata. Sono stata segnalate reazioni allergiche o pseudo-allergiche come emicranie e mal di testa.E 331 (iii) -Citrato trisodico: presente naturalmente negli agrumi non sembra dare problemi di tossicità.

Coca Cola Zero


In ordine cronologico l’ultima nata nella famiglia, in realtà è stata prodotta in risposta alla Coca Cola Light: considerata infatti da molti una bevanda prettamente “femminile” (il termine light agli uomini non fa impazzire) l’azienda ha pensato di produrre praticamente la stessa bevanda, cambiargli vestito e renderla più “idonea” al consumo maschile. Tuttavia non è stato fatto un buon lavoro, l’unica differenza tra la Light e la Zero è l’aggiunta nell’ultima versione di un dolcificante, probabilmente uno dei più sospetti. INGREDIENTI: acqua, anidride carbonica, colorante E 150d, edulcoloranti: ciclammato di sodio, acesulfame K, aspartame; acidificante: acido fosforico, armi naturali (inclusa caffeina), correttore di acidità: citrato trisodico.vaaE 952 -Ciclamato di sodio: ha un potere dolcificante circa 30 volte maggiore di quello dello zucchero. L’ADI è di 11 mg per chilo di peso corporeo al giorno. Per questo additivo va sottolineato il fatto che negli Stati Uniti è stato vietato dalla FDA (Food and Drugs Administration) dal 1970 applicando il principio di precauzione per la popolazione americana (è vietato anche nel Regno Unito). La IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) lo ha classificato nel gruppo 3 cioè tra quelle sostanze che ad oggi non hanno dato prova di cancerogenicità sull’uomo. Stimola la produzione di insulina.



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Chiara Cevoli

Chiara Cevoli
Biologa Nutrizionista

Laureata in Biologia Applicata alla Ricerca Biomedica presso l'Università di Roma La Sapienza nel 2009 con lode, mi sono da subito interessata alla tematica dell'alimentazione frequentando diversi corsi e collaborando in alcuni Ospedali del Lazio come volontaria. Negli anni successivi è quindi iniziata la mia attività come Biologo Nutrizionista ... LEGGI »

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