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Digiuno e dieta: ecco l’antinfiammatorio naturale

Lo dice uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della statunitense Yale School of Medicine

Pubblicato il 19/02/2015 da Prevenzione a tavola

Le infiammazioni sono da sempre uno dei problemi di salute più diffusi. Qualsiasi parte del nostro organismo è soggetta a infiammazioni, e spesso siamo costretti a ricorrere agli anti infiammatori, farmaci sicuramente efficaci ma che si trascinano diversi effetti poco benevoli. E' di queste ore, però, la notizia di uno studio rivoluzionario circa le infiammazioni. Una delle cure migliori non è in forma di pillole, né in bustine. Ma sta nella capacità che ognuno di noi ha di digiunare. Proprio così, il digiuno aiuta il processo anti infiammatorio. Secondo una ricerca di Yale una dieta ferrea riesce a innescare una molecola che spegne gli stati infiammatori. Lo studio - come rivelano quelli di Farmacia.it - condotto da un gruppo di ricercatori della statunitense Yale School of Medicine rivela che mangiare meno e digiunare riescono a favorire la produzione di una molecola capace di spegnere l’infiammazione cronica. Sebbene fosse emerso già in studi precedenti che il Bhb è prodotto quando siamo a digiuno (quello di 12 ore è ideale per perdere peso), dieta o presi dall’esercizio fisico, a oggi non sapevamo in base quali meccanismi ciò avvenisse. Ma secondo quanto emerge dalla ricerca, pubblicata su Nature Medicine, ora sappiamo che la molecola antiinfiammatoria, chiamata in termini tecnici beta-idrossibutirrato, agisce ostacolando la produzione di un’importante molecola che ha il compito di stimolare alcune parti della cellula preposte a combattere le infiammazioni. In particolare, il beta-idrossibutirrato (Bhb) è prodotto in grandi quantità nelle persone colpite da malattie auto immuni, diabete di tipo 2, morbo di Alzheimer e arteriosclerosi. “È una scoperta importante - commenta il professor Vishwa Deep Dixit, di stanza a Medicina comparativa presso la Yale School of Medicine – poiché metaboliti endogeni come il BHB, in grado di bloccare l’inflammasomaNLRP3 potrebbero rivelarsi di grande aiuto in una serie di contesti clinici, quelli delle malattie infiammatorie appunto e laddove vi siano delle mutazioni dei geni NLRP3. I risultati del nostro studio suggeriscono che la dieta chetogenica, il digiuno (per Veronesi utile anche contro il cancro) o l’esercizio fisico ad elevata intensità, portano l’organismo a produrre metaboliti quali il BHB, in grado di ridurre l’inflammasoma NLRP3”. Grazie alla sperimentazione condotta sui roditori, il team di specialisti americano ha potuto stabilire che più elevato il livello di Bhb prodotto dal corpo, più si abbassa l’intensità dell’infiammazione. Una dinamica che potrebbe rivelarsi molto utile per combattere anche i danni delle malattie neuro-degenerative come l’Alzheimer prodotti dall’eccessiva risposta del sistema immunitario. Digiunare ogni tanto, per di più, allunga la vita



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