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Lo scorbuto del terzo millennio

I segni più precoci di questa avitaminosi sono l’iperemia congiuntivale e il sanguinamento gengivale

Pubblicato il 16/02/2015 da Roberta Martinoli

Lo scorbuto è un’avitaminosi considerata quasi del tutto scomparsa. Ne soffrivano i marinai all’epoca delle grandi spedizioni marittime a causa dell’alimentazione carente in frutta e verdura. Si è stimato che gli uomini di bordo delle navi del XV secolo ricevessero una razione media di mezzo litro di vino di pessima qualità, 700 g di gallette, 50 g di carne di maiale conservata e 100 g di fave. Con una dieta di questo tipo in grado di apportare 3900 kcal con il 70% di carboidrati, il 15% di proteine e il 15% di grassi, i marinai di quel periodo andavano incontro ad emorragie gengivali, gastroenteriche, sottocutanee e muscolari. Anche le urine finivano col colorarsi di rosso a causa dell’ematuria. Responsabile di questa condizione era la carenza di vitamina C (o acido ascorbico) a sua volta indispensabile nella sintesi di idrossiprolina. La mancanza di questo amminoacido infatti comporta alterazioni strutturali della sostanza fondamentale o delle fibre collagene del tessuto connettivo. Da qui l’aumentata fragilità dei piccoli vasi e la comparsa delle emorragie. Così mentre i marinai dell’epoca di Colombo, tra gallette, fave e carne di maiale, non riuscivano ad assumere più di 30 mg/die di vitamina C, i nuovi LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana – IV Revisione) stimano che un maschio adulto abbia un fabbisogno medio (AR, average requirement) pari a 75 mg/die mentre l’assunzione raccomandata (PRI, population reference intake) per la popolazione adulta è pari a 105 mg/die. Tra gli alimenti più ricchi di vitamina C ci sono la verdura fresca e la frutta, in particolare i peperoni (127-166 mg/100 g), i kiwi (65-120 mg/100 g), gli agrumi (37-54 mg/100 g), le fragole (54 mg/100 g), i pomodori (21-25 mg/100 g) e gli ortaggi a foglia verde (Carnevale e Marletta, 2000). Oggi questa condizione è descritta tra gli anziani e tra i bambini che si astengono da un consumo regolare di frutta e verdura. Spesso si fa fatica a collegare il quadro clinico con la condizione di avitaminosi e la diagnosi può venir posta tardivamente. In linea generale si è poco propensi a pensare allo scorbuto, mentre si potrebbe ipotizzare una vasculite. Si tratta di una patologia su base autoimmune caratterizzata dalla presenza di porpora palpabile, ovverosia di lesioni cutanee percepibili al tatto. Lo scorbuto può mimare in tutto e per tutto la vasculite a causa dell’ipercheratosi follicolare e delle emorragie peri-follicolari che conferiscono alle lesioni un aspetto rilevato e dunque palpabile¹. Tra le altre condizioni che vanno in diagnosi differenziale con lo scorbuto vi sono l’osteomielite, l’artrite settica, la febbre reumatica, l’artrite reumatoide e il neuroblastoma. In qualità di nutrizionista seguo diversi bambini con problemi di peso. Alcuni di questi hanno una vera e propria avversione per la frutta e per la verdura. I colleghi psicologi parlano di Disturbo da Alimentazione Selettiva. Ho voluto approfondire l’argomento e ho digitato la parola scurvy (scorbuto in inglese) su PubMed, una delle più estese banche dati bibliografiche. Nell’ultimo anno sono stati pubblicati quasi 50 articoli sull’argomento, decisamente tanti per una patologia che si ritiene scomparsa. Scorrendo l’elenco è saltato alla mia attenzione il case report di un bimbo indiano affetto da una forma avanzata di scorbuto. All’età di due anni era stato colpito da una meningite tubercolare dalla quale era residuata una spasticità generalizzata che gli impediva di alimentarsi in maniera corretta. Il bimbo, che aveva 6 anni, era stato alimentato per gran parte della sua vita quasi esclusivamente con latte vaccino. I genitori avevano riferito al curante che il bimbo era andato incontro ad un progressivo rigonfiamento del ginocchio destro negli ultimi tre mesi e poiché la condizione non accennava a migliorare avevano richiesto il consulto di uno specialista. La radiografia dimostrò un’ampia lesione coinvolgente l’estremità distale del femore tanto da far pensare ad un tumore osseo. Allo stesso tempo però il bimbo presentava sanguinamento gengivale, anemia magaloblastica ed era evidentemente malnutrito. Sulla base del quadro clinico fu posta diagnosi di scorbuto in fase avanzata. Il bimbo venne curato con dosi giornaliere di 200 mg di vitamina C e con una dieta semi-solida ricca in proteine e in agrumi. A soli 3 giorni di distanza dalla supplementazione orale le condizioni cliniche del bimbo migliorarono sensibilmente. Anche la tumefazione si ridimensionò e le successive radiografie dimostrarono una progressiva calcificazione dell’ematoma con rimodellamento². Casi come quello descritto sono fortunatamente rari. Diversamente sono tanti i soggetti pediatrici che rifiutano di mangiare frutta e verdura. In un bimbo di 5 anni di età la cui dieta contempli solo latte e cacao, biscotti secchi, merendine, pasta e carne (e vi assicuro che ne vedo tanti così) l’apporto di vitamina C è ben al di sotto dei livelli stabiliti dai LARN (25,0 mg vs 45 mg). Basta aggiungere un kiwi o una spremuta d’arancia perché il livello di acido ascorbico si porti oltre i 100 mg/die! In conclusione nel valutare lo stato nutrizionale di un bimbo che non mangia frutta e verdura non ci dovremmo dimenticare della vitamina C, e poiché difficilmente avremo a che fare con forme gravi sarà utile ricordare che i segni più precoci di questa avitaminosi sono l’iperemia congiuntivale e il sanguinamento gengivale. Seguimi su Facebook
  ¹ Anne Friesgaard Christensen et al. Palpable Purpura with an Unexpected Outcome. Case Rep Rheumatol. 2013; 2013 678427 ² Hag RU et al. Infantile scurvy masquerading as bone tumor. Ann Acad Med Singapore 2013 Jul;42(7):363-5



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Roberta Martinoli

Roberta Martinoli
Nutrizionista

Sono ormai 15 anni che mi occupo di Nutrizione Umana. Dopo la laurea in Scienze Agrarie ho ottenuto il Dottorato di Ricerca in Fisiologia dei Distretti Corporei presso l’Università di Roma Tor Vergata. È stato lì che ho cominciato a studiare le tecniche di valutazione della composizione corporea e i principi di dietoterapia. Mi sono ... LEGGI »

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