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Il grande imbroglio nell’etichetta della carne

Metà della carne di maiale venduta in Italia proviene dall'estero, ma spesso la tracciabilità è falsificata

Pubblicato il 27/11/2014 da Prevenzione a tavola

Mai fidarsi delle etichette, una nuova inchiesta del Corriere della Sera ne è la conferma. La carne di maiale venduta nei supermercati che porta in etichetta il marchio Igp (Indicazione Geografica Protetta) spesso proviene da allevamenti di paesi extraeuropei come la Turchia, in cui gli standard sono molto più bassi rispetto all'Italia. Scrive Francesco de Augustinis sul Corriere: "Camion dopo camion, con carichi di cosce, carni congelate, animali vivi, attraversano le frontiere di mezza Europa prima di raggiungere la loro destinazione. Si tratta di centinaia di migliaia di maiali nati e cresciuti in Romania, in Ungheria, in Polonia e in altri paesi dell’Est, oppure in paesi che non fanno neanche parte dell’Unione Europea, come la Turchia. Maiali allevati con standard piuttosto diversi da quelli italiani o europei, ma che finiscono anche nelle filiere dei nostri salumi tipici contrassegnati dal marchio europeo Igp, acronimo di Indicazione Geografica Protetta. Un passo prima del Dop, per intenderci". La metà della carne di maiale prodotta in Italia proviene dall'estero: "Nonostante l’imponente export di salumi italiani, da anni i rapporti Istat parlano per l’Italia di un settore in deficit, schiacciato da «ingenti quantitativi di carni fresche e congelate importate». I numeri più recenti indicano che circa la metà della carne suina utilizzata nel Paese è di importazione estera. Dei capi italiani, la stragrande maggioranza (oltre il 70 per cento di circa 12milioni, nel 2012) sono destinati ai prodotti di origine protetta (Dop), come il prosciutto di Parma: gli unici che impongono l’utilizzo di capi nati e cresciuti all’interno dei confini nazionali. Come a dire che per tutto il resto - compresi gli Igp - ci sono altissime probabilità di avere a che fare con le più economiche carni di importazione." I consumatori spesso non conoscono la provenienza della carne che acquistano perché non c'è l'obbligo di indicarlo in etichetta: "Due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta, dove non è ancora obbligatorio indicare l’origine" Gli allevamenti si stanno spostando verso Est, dove gli stabilimenti hanno standard più bassi rispetto a quelli italiani: "Sebbene, come denuncia Coldiretti, la maggior parte della carne suina importata in Italia risulti ufficialmente provenire da paesi come Germania e Olanda, la produzione in Europa si sta spostando sempre più verso Est. Nell’ultimo decennio le multinazionali del settore hanno investito miliardi di euro in Est Europa, spesso con il sostegno economico dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Ebrd). Le corporazioni hanno rilevato in questi paesi gli immensi stabilimenti in disuso, eredità degli anni del comunismo, attratti dai costi minimi, da labili controlli, da normative su ambiente, lavoro, standard di allevamento e benessere animale molto più morbide, e dalla prospettiva di entrare nel mercato comunitario". LEGGI L'ARTICOLO INTEGRALE Seguici su Facebook se ti interessano le nostre notizie



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