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Cosa c’è dietro il tonno in scatola

La denuncia di Greenpeace

Pubblicato il 13/11/2014 da Prevenzione a tavola
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Cosa c'è dietro il tonno in scatola


Ogni volta che acquistiamo una scatoletta di tonno potremmo aver contribuito inconsapevolmente a danneggiare l'ambiente marino. I nostri mari e i nostri oceani infatti vengono sovrasfruttati da mega pescherecci (che sono almeno 20) che impiegano metodi di pesca distruttivi come le reti a strascico di profondità e i sistemi di aggregazione per pesci (FAD), mettendo in questo modo a rischio la sopravvivenza dell'ecosistema marino. Non ci sono pescherecci italiani che catturano pesce in questo modo, ma alcune aziende spagnole come INPESCA e Albacora S.A., che possiedono mega pescherecci come Txori Argi, Albacora Uno e Albatun Tres, hanno rifornito alcune fra le principali marche di tonno in scatola presenti nel mercato del nostro Paese. Foto sotto: il mega peschereccio Albatun Tres, il più grande al mondo per la pesca del tonno con la rete a senna, è lungo 115 metri. Imbarcazioni come questa viaggiano da un dispositivo per l'aggregazione di pesci ad un altro e con le enormi reti che gettano raccolgono tutto ciò che passa, senza distinzioni. Albatun Tres Fishing Vessel and Net

Cosa c'è dietro il tonno in scatola? I FAD, un sistema di pesca che mette a rischio alcune specie


I FAD possono essere dannosi per la riproduzione di alcune specie di pesci, tra cui il tonno a pinne gialle e il tonno obeso (infatti in ogni pescata su FAD si trova circa un 20% di tonno di taglia immatura). Come spiega Greenpeace, utilizzando questo sistema vengono catturate anche diverse specie per cui non c'è richiesta di mercato e che sono essenziali per l'ecosistema marino, ad esempio tartarughe o squali, che è una specie che rischia di estinguersi. Per fermare questo scempio c'è bisogno dell'azione congiunta dei governi e delle compagnie che producono tonno. Secondo Greenpeace i governi devono impegnarsi a ridimensionare l'eccessiva capacità di pesca e favorire la pesca artigianale che ha un basso impatto sull'ambiente. Ovvero, bisogna mettere in pratica quanto previsto dalla nuova Politica Comune della Pesca. Passiamo dal tonno in scatola ad un altro tipo di pesce. Non ci sono pescherecci italiani coinvolti nella pesca del tonno con sistemi FAD o sistemi a strascico, ma, come recentemente denunciato dall'organizzazione ambientalista Oceana, i pesci spada vengono pescati illegalmente nel Sud Italia. Nel Mediterraneo non c'è alcun limite alla cattura del pesce spada, che viene pescato da circa 12.000 imbarcazioni, il 90% delle quali batte bandiera europea. I periodi di fermo, durante i quali è vietata la pesca per ripopolare l'ambiente marino, non sono sufficienti a far sì che i pesci spada si riproducano, anche perché il 75% di quello pescato è costituito da esemplari giovani. Un rapporto della UE ha rilevato alcune violazioni dopo l'inizio della stagione della pesca come la presenza diffusa di pesce spada nei mercati (sia di piccole che di grandi dimensioni), lo sbarco di pescherecci con a bordo pesce, l'assenza di documenti richiesti come diari di bordo e dichiarazioni di sbarco e la totale assenza di intervento da parte delle autorità locali. Seguici su Facebook se ti interessano le nostre notizie

Fonti: Greenpeace; La Fucina



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