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L’olio di palma nei biscotti industriali

Si tratta di un grasso vegetale a forte impatto ambientale

Pubblicato il 04/11/2014 da Prevenzione a tavola

Olio di palma. Un grasso vegetale utilizzato per l'80% nell'industria alimentare. C'è però un relazione tra ambiente e biscotti. La palma (Elaeis guineensis) da cui viene estratto questo olio è coltivata soprattutto in Indonesia e Malesia: questi soli due paesi producono circa il 90 % di tutto l’olio di palma usato nel mondo. La produzione di questo olio è responsabile della distruzione di molti ambienti di foresta tropicale e attualmente costituisce una delle cause principali di scomparsa delle ultime foreste del cuore verde dell’isola di Sumatra (Indonesia) dove vivono oranghi, elefanti e tigri e rinoceronti, tutte specie ridotte a poche centinaia di esemplari in una manciata di decenni. Come riporta La Stampa: Se ancora 50 anni fa, l’82% dell’Indonesia era coperta da foreste, già nel 1995 la percentuale era scesa al 52%: e al ritmo attuale, entro il 2020, le foreste indonesiane (tra le maggiori al mondo per estensione insieme a quelle dell’Amazzonia e del bacino del Congo) saranno definitivamente distrutte e con loro andranno perduti anche tutti quei servizi ecosistemici cruciali per la sopravvivenza delle popolazioni locali e della stessa biodiversità.   L'olio di palma è contenuto anche nei biscotti del Mulino Bianco. Leggiamo, ad esempio, gli ingredienti degli Abbracci: Farina di frumento, zucchero, burro, grasso vegetale di palma, uova fresche, cacao 2,4%,panna fresca pastorizzata 1,7%, latte scremato in polvere, miele, sale, agenti lievitanti (carbonato acido di sodio, tartrato monopotassico, carbonato acido d'ammonio), aroma vanillina.  Qui potete trovare un elenco di biscotti che non utilizzano olio di palma. L'olio di palma non è neanche così salutare come si crede. Leggiamo infatti cosa scrive il Fatto Alimentare: Torniamo allora sulla componente grassa, costituita per il 50% da acidi grassi saturi (in particolare acido palmitico) e per il 50% da acidi grassi insaturi: soprattutto acido oleico (monoinsaturo), seguito da acido linoleico (polinsaturo). Ora, proprio l’alto tenore di grassi saturi rende il palma così interessante per l’industria, perché è ciò che gli conferisce una certa solidità a temperatura ambiente. Ma è anche quanto lo accomuna al burro, grasso solido per eccellenza, contenente anch’esso poco più del 50% di acidi grassi saturi. E in effetti, dal punto di vista nutrizionale il grasso di palma viene spesso paragonato al burro. Il problema è che gli acidi grassi saturi sono ritenuti ampiamente coinvolti nel rischio cardiovascolare.     



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