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Carne bovina: prezzi bassi, ma paga l’ambiente

A stabilirlo è un'analisi di dati relativi agli Stati Uniti

Pubblicato il 23/07/2014 da Prevenzione a tavola

Carne bovina: prezzi bassi, ma paga l'ambiente


La carne bovina viene venduta a prezzi relativamente bassi, ma a pagarne le spese è l'ambiente. E' quanto emerge da uno studio congiunto di varie università. Leggiamo su Lescienze.it: "A parità di apporto calorico, la produzione di carne bovina richiede 28 volte più terra, 11 volte più acqua e sei volte più fertilizzanti - e libera cinque volte più gas serra - rispetto alla produzione di altre carni, uova e prodotti caseari. Questi alimenti, a loro volta, richiedono da due a sei volte le risorse necessarie a produrre grano, riso o patate per un valore calorico equivalente. A stabilirlo è un'analisi di dati relativi agli Stati Uniti". Lo studio è stato effettuato basandosi sui dati raccolti dai Dipartimenti di agricoltura, interni, ed energia degli Stati Uniti: "A determinarlo è uno studio relativo agli Stati Uniti condotto da ricercatori del Weizmann Institute of Science a Rehovot, in Israele, del Bard College ad Annandale-on-Hudson e della Yale School of Forestry and Environmental Studies a New Haven, negli Stati Uniti, che hanno analizzato i dati dei Dipartimenti dell'agricoltura, degli interni, e dell'energia statunitensi per calcolare il consumo di terreno, acqua di irrigazione, fertilizzanti le emissioni di gas serra necessari a produrre quantitativi equivalenti (dal punto di vista del fabbisogno calorico soddisfatto) delle altre quattro classi di alimenti di origine animale". Complessivamente, spiega Lescienze.it, "le cinque categorie di alimenti considerate dai ricercatori - latticini, manzo, maiale, pollame uova- forniscono il 96% delle calorie di origine animale presenti nella dieta dei cittadini americani, ma il manzo ne apporta appena il sette". Dalla ricerca si deduce pertanto che "la produzione di carne di manzo è quella che ha di gran lunga il peggior rapporto apporto nutrizionale/impatto ambientale" e "ben distaccatati dalla carne bovina seguono, in ordine di “inefficienza energetica” decrescente i latticini, il maiale, il pollo e le uova". Lo studio è stato realizzato lavorando su dati relativi agli Stati Uniti, ma secondo gli autori "la rapida diffusione indotta dalla globalizzazione degli usi statunitensi, abitudini alimentari comprese, anche in economie grandi e fiorenti come quelle della Cina o dell'India, conferisce un significato globale" all'analisi. E per dare un idea dell'impatto ambientale della produzione di carne, uova e latticini riportiamo alcuni dati: "la loro produzione (di carne, ndr) richiede l'uso di 3,7 milioni di chilometri quadrati di terreno (il 40 per cento della superficie degli Stati Uniti, o 12.000 metri quadrati circa a persona), buona parte dei quali destinati alla produzione dei mangimi, che richiede a sua volta il 27% di tutte le acque irrigue della nazione e circa sei milioni di fertilizzanti azotati all'anno (la metà del consumo totale nazionale), con una produzione di gas serra pari al 20% di quelle del settore dei trasporti e al 5% delle emissioni totali degli Stati Uniti". Seguici su Facebook, Twitter e Google+ se sei interessato alle nostre notizie.



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