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Ma quante possibilità di risorgere ha Berlusconi?

Pubblicato il 22/07/2014 da Aldo Giannuli

L’assoluzione in appello per il caso Ruby ha galvanizzato il Cavaliere e la sua ciurma che progettano apertamente l’ennesima resurrezione dell’uomo di Arcore, le cui tappe dovrebbero essere: -ricompattamento di Fi e riforma del Senato ed elettorale a braccetto con Renzi -riavvicinamento ad Alfano ed alla Lega -abolizione della legge Severino oppure grazia, magari in cambio di un voto favorevole al governo -campagna antifisco per recuperare i consensi perduti -nuova egemonia del Cavaliere sul polo di centro destra che tornerebbe ad essere competitivo con il Pd nelle prossime elezioni. Vediamo cosa può esserci di vero e quanto stia nel libro dei sogni. Effettivamente ci sono due cose che possono verificarsi: il rientrare della fronda interna e riavvicinamento di Alfano. Nessuna delle due cose è scontata: sia Minzolini che Alfano sanno che il Cavaliere non è tipo che dimentichi le offese ricevute e, se non sono proprio scemi, sanno di dover girare al largo dalle lusinghe di oggi. Però la pressione del branco ubriacato dalla vittoria potrebbe spingerli a fare questa sciocchezza del passo indietro. E, dunque, queste due cose possono verificarsi. Più complicate vedo le operazioni successive: la grazia abbiamo già detto che non può riguardare le vicende processuali che restano aperte. I Berluscones ragionano come se l’assoluzione milanese spazzasse via tutte le altre inchieste in piedi, ma ce ne sono due dove già c’è la richiesta di rinvio a giudizio ed altre tre in fase istruttoria, senza contare che anche per il caso Ruby c’è sempre la Cassazione da affrontare. Insomma, di grazia non se ne parla per almeno due o tre anni, nel migliore dei casi. Abolizione della legge Severino: abbiamo una Camera in cui il Pd ha quasi la maggioranza assoluta, dando per scontato il voto contrario dei 5 stelle (ed, immagino, di Sel), sia nella Camera che nel Senato il provvedimento potrebbe passare solo con il voto favorevole del Pd. Persino la base del Pd, abituata a digerire tutto, proprio tutto, credo che questa volta insorgerebbe, i gruppi parlamentari si spaccherebbero, elettoralmente sarebbe un puro suicidio. E per fare cosa? Per resuscitare un concorrente. Insomma, Renzi non mi ha mai fatto l’impressione di essere Cavour, però proprio scemo non ed anzi è furbetto: non credo farebbe mai una sciocchezza del genere, neppure se a chiederglielo fosse “zio Denis” con tutta la “loggia di Gesù Cristo in Paradiso” (per dirla con Pecorelli). Dunque, questa ipotesi non mi pare realistica. Come possano conciliarsi, poi, una nuova politica delle larghe intese con una battaglia antifiscale, Dio solo lo sa. E sempre il Padreterno è l’unico che può sapere come mettere insieme l’ultra anti europeista Salvini con l’ultra europeista Alfano. E, quindi, anche la ricomposizione dello schieramento di centro destra non mi sembra una operazione semplicissima. Ma, soprattutto, Berlusconi deve fare i conti con due problemi: in primo luogo il suo carisma è molto logorato, anche se conserva una certa base di consenso intorno al 10-12%. Abbastanza per impedire il formarsi di una nuova destra, ma troppo poco per compattare un fronte realmente competitivo con il Pd. In secondo luogo, il Cavaliere deve le sue fortune ad una ondata mondiale che, negli anni novanta e per gran parte del decennio successivo, ha favorito la sua “emulsione di liberismo e populismo” (come dice Orsina). Oggi, con la crisi, la formula non regge più e l’emulsione tende a separarsi: o con la protesta populista o con il blocco delle èlite dominanti. Se si schiera con le èlite perde tutto quello che ancora ha di seguito nel popolo delle partite Iva, se sceglie di cavalcare la protesta antifiscale (ammesso che sia ancora credibile) perde il resto di elettorato moderato che lo segue ed i “poteri forti” gli dichiarerebbero guerra senza quartiere. E lui ha da perdere, per esempio le aziende. Dunque, strategicamente non ha prospettive credibili. E tutto questo senza contare l’inciampo di altre condanne, su cui oggi sorvolano amabilmente quasi tutti i quotidiani. Questo non vuol dire che nell’immediato non possano esserci effetti di rivitalizzazione del cadavere politico berlusconiano, ma, a coglierne la maggior parte dei benefici, più che lui sarà Renzi, che userà questa iniezione rivitalizzante del patto del Nazareno per portare in porto le sue “riforme” e consolidare la sua presa sul Pd (poi avrà altri problemi al governo, ma questo è un altro paio di maniche). Berlusconi ha vissuto una stagione ormai finita, può agonizzare ancora un po’ ma la sua stagione non c’è più. Ma, se è finita la stagione del Cavaliere, purtroppo, non è finita la stagione del Berlusconismo che, invece, continuerà, avendo conquistato il Pd, come il tatcherismo conquistò il Labour Party con Blair. Renzi – fatte le dovute proporzioni, è il Blair del Pd. E qui dobbiamo chiederci perché la sinistra ha ceduto all’egemonia culturale del berlusconismo. Ma di questo parleremo prossimamente.

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