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Batteri resistenti agli antibiotici: presenti nell’84% dei campioni di pollo

Vivremo in un'era post-antibiotici, nella quale infezioni comuni e lievi ferite possono diventare mortali

Pubblicato il 08/07/2014 da Prevenzione a tavola

Batteri resistenti agli antibiotici: presenti nell'84% dei campioni di pollo


Altroconsumo.it ha fatto un'inchiesta sugli antibiotici contenuti nei campioni di carne di pollo venduta in Italia e ne ha riscontrato la presenza nell'84% dei casi: "In seguito al trattamento degli animali con antibiotici, usati per curarli dalle malattie, i batteri che vivono nel loro tratto gastrointestinale possono diventare resistenti al farmaco e contaminare il cibo e l'ambiente. Infatti, abbiamo trovato batteri resistenti agli antibiotici nell'84% dei campioni di carne di pollo comprati in Italia." Sono stati analizzati "250 campioni di petti di pollo, cercando alcuni particolari batteri (della famiglia Enterobatteriacea), più inclini di altri a sviluppare un meccanismo di resistenza agli antibiotici. Li abbiamo trovati nell'84% dei 45 campioni comprati in Italia, a Milano e a Roma". I consumatori spesso non ne sono consapevoli, ma, come spiega Il Corriere della Sera, "ogni anno un consumatore medio di carne ingerisce a sua insaputa quasi 9 grammi di antibiotici, equivalenti a un poker di terapie". E il problema è che "l’ingestione continuata di questi medicinali, infatti, può provocare alla lunga disturbi intestinali cronici e può rendere i trattamenti antibiotici inefficaci quando veramente servono". Anche il governo italiano ha lanciato l'allarme antibiotici. Leggiamo su Tzetze che l'Agenzia italiana del Farmaco ha diffuso una nota in cui spiega che "l'utilizzo inappropriato degli antibiotici ha portato a un vasto e rapido sviluppo di ceppi di batteri resistenti a questa classe di farmaci, che rende difficile il trattamento di una gamma sempre più ampia di infezioni abbastanza comuni e facili da contrarre". E' molto probabile che vivremo in "un'era post-antibiotici - nella quale infezioni comuni e lievi ferite possono diventare mortali". Infatti, secondo Keiji Fukuda, vicedirettore per la Sicurezza Sanitaria dell'OMS, quest'era è "ormai lontana dall'essere considerata una fantasia apocalittica, è diventata invece una reale possibilità del XXI secolo".



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