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Incidente Golfo del Messico: La marea nera dopo 4 anni

Il rapporto della National Wildlife Federation

Pubblicato il 01/07/2014 da Prevenzione a tavola

Incidente Golfo del Messico: La marea nera dopo 4 anni


Un rapporto della National Wildlife Federation afferma che a quattro anni dall'incidente nel Golfo del Messico che ha visto l'esplosione della Deepwater Horizon e la conseguente fuoriuscita di petrolio, molte specie che vivono nella zona risultano ancora colpite: "In particolare, tursiopi e tartarughe marine stanno morendo a un ritmo senza precedenti, e vi sarebbero prove sempre più schiaccianti che il loro declino è legato allo sversamento, afferma Doug Inkley, ricercatore della NWF." La piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, racconta National Geographic, "esplose il 20 aprile 2010, uccidendo 11 persone e riversando oltre 750 milioni di litri di petrolio nel golfo. Da allora, varie organizzazioni governative e non, tra cui la National Wildlife Federation, hanno monitorato la regione per studiare l'impatto della fuoriuscita." Nel rapporto si legge che la fuoriuscita di petrolio non sarebbe affatto terminata: "E' tutt'altro che finita. Il petrolio è ancora li, sul fondo del Golfo, nelle paludi, portato a riva dalle onde. Non c'è da sorprendersi: nel Prince William Sound, 25 anni dopo il disastro della Exxon Valdez, vi sono ancora specie che non si sono riprese". Il rapporto, che consiste in una serie di articoli scientifici pubblicati al 2010, esamina 14 differenti specie animali, tra cui: 1) Delfini: "oltre 900 tursiopi sono stati trovati morti o spiaggiati nell'area del disastro dall'aprile 2010. Messi in fila per la lunghezza, fanno 2,4 chilometri di delfini morti, dice Inkley. I ricercatori sanno che sono di più degli anni precedenti allo sversamento perché le morti e gli spiaggiamenti sono stati documentati per un decennio. Inoltre, le ricerche in corso mostrano che i delfini che nuotano in aree dove c'è petrolio sono sottopeso, anemici e mostrano sintomi di malattie epatiche e polmonari. Secondo Inkley, se un predatore al vertice della catena alimentare si ammala, è segno che anche le altre specie della catena sono in difficoltà." 2) Tartarughe marine: "nel Golfo vivono cinque specie di tartarughe marine, e tutte sono classificate come minacciate o in pericolo di estinzione dall'Endangered Species Act. Nell'area della fuoriuscita sono state trovate circa 500 tartarughe marine morte l'anno a partire dal 2011 - "un incremento drammatico rispetto al tasso normale", secondo la NWF. Resta ignoto inoltre il numero di tartarughe morte in mare e che non sono state recuperate dai ricercatori." 3) Tonni: "Un componente chimico del petrolio fuoriuscito è risultato responsabile di alterazioni del battito cardiaco degli embrioni di tonno rosso e tonno pinna gialla. Essendo uno stato critico di sviluppo del pesce, c'è un'elevata preoccupazione che ciò possa avere come conseguenza attacchi cardiaci e morti nelle due specie, spiega Inkley." In generale, ha spiegato la NWF, "resta ancora molto da fare per comprendere pienamente l'impatto del disastro".



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