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Isola di plastica del Pacifico: l’isola della spazzatura

Un disastro ambientale di proporzioni enormi

Pubblicato il 17/06/2014 da Prevenzione a tavola

Isola di plastica del Pacifico: l'isola della spazzatura


L'Isola di plastica del Pacifico è nota anche come Grande chiazza di immondizia del Pacifico ed è, leggiamo su Wikipedia, "un enorme accumulo di spazzatura galleggiante (composto soprattutto da plastica) situato nell'Oceano Pacifico, approssimativamente fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord." Grande chiazza di immondizia del Pacifico, scrive Wisegeek.com, "è considerata da alcuni scienziati una denominazione impropria per indicare l'accumulo di immondezza galleggiante della dimensione del Texas che si trova tra l'Oregon e le Isole Hawaii, dato che questo sembra suggerire che questa epica quantità di spazzatura sia maneggevole. Comunque la si chiami, l'immondezza rappresenta un disastro ambientale per gli oceani del mondo ed è spesso usato per illustrare il bisogno di politiche di preservazione che tengano in considerazione l'oceano." La mappa delle correnti oceaniche che hanno causato e sono il motivo dell'esistenza dell'Isola di Plastica del Pacifico: map-of-ocean-currents Ripercorriamo la storia di questo disastro ambientale di cui i media parlano veramente poco: "L'accumulo si è formato a partire dagli anni cinquanta, a causa dell'azione della corrente oceanica chiamata Vortice subtropicale del Nord Pacifico (North Pacific Subtropical Gyre), dotata di un particolare movimento a spirale in senso orario, il centro di tale vortice è una regione relativamente stazionaria dell'Oceano Pacifico (ci si riferisce spesso a quest'area come la latitudine dei cavalli), che permette ai rifiuti galleggianti di aggregarsi fra di loro formando una enorme "nube" di spazzatura presente nei primi della superficie oceanica." L'esistenza di questa isola era stata prevista in un documento pubblicato nel 1988 dalla National Oceanic and Atmospheric Administration: "Queste indagini trovarono elevate concentrazioni di detriti marini accumulati nelle regioni dominate dalle correnti marine. Basandosi su ricerche effettuate nel Mar del Giappone, i ricercatori ipotizzarono che condizioni similari dovessero verificarsi in altre porzioni dell'Oceano Pacifico, dove le correnti prevalenti propiziavano lo sviluppo di masse d'acqua relativamente stabili. I ricercatori indicarono specificamente la zona di convergenza del Vortice subtropicale del Nord pacifico." Pagina99 ci spiega che "i materiali plastici non si biodegradano come gli altre sostanze di natura organica, ma prima si “fotodegrada”, dividendosi in parti sempre più piccole. Questo fa sì che i rifiuti gallegino formando un agglomerato che imbriglia detriti di ogni tipo (il Garbage pack potrebbe contenerne fino a 100 milioni di tonnellate) e contamina l'ambiente marino." Ma la cosa peggiore è che gli animali confondono l'immondezza con il cibo, in quanto "i polimeri proveninenti dalla graduale disintegrazione dei rifiuti sono molto simili a quelli che formano il plancton." Di conseguenza "molti animali marini muoiono per aver ingerito plastica, che entra nella catena alimenta intasando l'intero ecosistema." go8f4013-copy Forse potrebbe interessarti questo filmato: "Il video che vi farà cambiare modo di pensare" Sei su Facebook? Condividi questa foto se sei d'accordo



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