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Gamberetti a basso prezzo dalla Thailandia per gli schiavi

Lo rivela un'inchiesta del Guardian

Pubblicato il 15/06/2014 da Prevenzione a tavola
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Gamberetti a basso prezzo dalla Thailandia per gli schiavi

Gamberetti a basso prezzo, però c'è il trucco, e cioè il lavoro di pescatori schiavi, è quanto riporta Ecoblog.it, che ha ripreso un'inchiesta del Guardian: "i giornalisti del The Guardian Kate Hodal, Chris Kelly e Felicity Lawrence hanno svelato che sui pescherecci che catturano il pesce destinato all'allevamento di gamberetti in Thailandia e Cambogia decine di pescatori sono tenuti sotto schiavitù." Il reportage, spiega Ecoblog, è stato realizzato dopo sei lunghi mesi di indagini: "i pescatori sono acquistati e venduti come animali e detenuti sotto regime di schiavitù su barche da pesca al largo della Thailandia che provvedono alla cattura del cosidetto pesce spazzatura (ossia quello non commestibile) da destinare agli allevamenti di gamberetti venduti poi nei principali supermercati di tutto il mondo, compresi i primi quattro retailer globali: Wal-Mart, Carrefour, Tesco e Costco." L'inchiesta del quotidiano britannico riporta che "la Charoen Pokphand Foods compra farina di pesce, da alcuni fornitori che possiedono, gestiscono o acquistano da barche da pesca sui cui sono sfruttai i pescatori schiavi." Steve Trent, direttore esecutivo di EJF Environmental Justice Foundation, una fondazione impegnata a contrastare il traffico dei migranti birmani sempre nell'ambito dell'approvvigionamento di pesce, ha dichiarato: "E' scandaloso che un settore che genera tali livelli di profitto non riesca a sostenere i diritti umani fondamentali dei lavoratori. I consumatori in Europa e negli Stati Uniti devono essere consapevoli dei costi nascosti dei gamberetti incredibilmente a buon mercato. Nel 21 ° secolo, alimenti prodotti dal lavoro forzato o coatto non dovrebbe essere presenti nei nostri piatti." Alcuni pescatori che sono riusciti a fuggire dalle barche in cui lavoravano hanno raccontato ai giornalisti del Guardian che facevano turni di 20 ore e subivano regolarmente percosse , torture e esecuzioni. Inoltre alcuni di essi sono stati per anni in mare e ad altri venivano somministrate anfetamine per stare svegli. Inoltre "quindici lavoratori migranti provenienti da Birmania e Cambogia hanno raccontato di essere stati ridotti in schiavitù dopo che avevano pagato degli intermediari per aiutarli a trovare lavoro in Thailandia nelle fabbriche o nei cantieri edili. Ma sono stati venduti ai capitani dei pescherecci per 300 dollari." Perciò McQuade, direttore dell'associazione non governativa Anti-Slavery International, ha detto che se si acquistano gamberi o gamberetti dalla Thailandia si acquista il prodotto del lavoro di uno schiavo. Infine alcuni dati drammatici: "CPF è il più grande esportatore di gamberi al mondo coprendo quasi il 10% dell'interno fabbisogno di gamberetti e ha un fatturato annuo 33 milioni di dollari mentre l'intero giro d'affari mondiale è di 7,3 miliardi di dollari. La Thailandia è considerata la base per il transito o la destinazione dei traffici di schiavi e si stima che quasi mezzo milione di persone siano ridotte in schiavitù. Non vi è alcuna traccia ufficiale di quanti pescatori siano stati resi schiavi sui pescherecci, ma il governo thailandese stima che fino a 300.000 persone lavorano nel settore della pesca, il 90% dei quali sono migranti vittime della tratta e venduti per la schiavitù in mare." Ma l'inchiesta del Guardian ha prodotto i primi risultati, infatti la catena di supermercati Carrefour ha annunciato con un comunicato che non metterà in vendita gamberi e gamberetti provenienti dalla Thailandia e, in particolare, dal rivenditore CPF: "Carrefour condanna fermamente ,se dimostrate vere, le accuse riportate dal Guardian riguardanti l'approvvigionamento di gamberi da una società thailandese. Come misura precauzionale, Carrefour ha deciso di sospendere immediatamente i suoi acquisti diretti o indiretti da questa azienda fino a quando non sia stata fatta luce sulla situazione. Carrefour, come fa regolarmente, ha condotto nel luglio 2013 una verifica sociale sugli impianti di trasformazione della società, che non hanno rivelato nulla di anormale in quel momento."



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