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Altri 4 gas killer per il buco dell’ozono

A svelarlo è la ricerca coordinata da Johannes Laube dell’università britannica East Anglia

Pubblicato il 11/03/2014 da Prevenzione a tavola

Oltre al clorofluorocarburi altri 4 gas sono “killer” naturali dell’ozono. A svelarlo è la ricerca coordinata da Johannes Laube dell’università britannica East Anglia, che ha pubblicato sulla rivista Nature Geoscience i risultati dello studio. Questi gas fanno parte delle famiglie dei clorofluorocarburi e degli idroclorofluorocarburi e derivano, secondo Laube, da sostanze chimiche usate per la produzione di insetticidi e da solventi per la pulizia di componenti elettronici. Si tratta di altri tre gas appartenenti alla famiglia dei clorofluorocarburi ed un quarto che appartiene agli idroclorofluorocarburi e sono stati immessi nell’atmosfera dagli anni ’60 in poi. I ricercatori hanno individuato i gas sia in campioni atmosferici raccolti in Tasmania, sia nelle nevi compatte della Groenlandia. I clorofluorocarburi, in particolare, sono i principali responsabili del buco nello strato di ozono sopra l’Antartide e lo studio mostra che le concentrazioni atmosferiche di due nuovi composti di questa famiglia sono aumentate gradualmente negli ultimi 50 anni, spiega Laube: “Mostriamo che questi quattro gas non erano presenti in atmosfera prima degli anni ’60 e ciò suggerisce che sono prodotti dall’uomo”. Secondo i calcoli degli autori, l’emissione totale dei quattro gas in atmosfera prima del 2012 era di circa 74.000 tonnellate. È una quantità piccola se si considera che negli anni ’80 le emissioni dei clorofluorocarburi erano di un milione di tonnellate all’anno ma le emissioni di questi composti, scrivono gli autori, sono in contrasto con il Protocollo di Montreal, il trattato internazionale destinato a eliminare gradualmente la produzione di sostanze nocive per l’ozono. Le leggi per eliminare questi composti sono entrate in vigore nel 1989, seguite da un divieto totale nel 2010. Ciò ha portato alla riduzione della produzione di molte di queste sostanze su scala globale. Tuttavia, sottolinea Laube, ”la normativa presenta delle scappatoie che permettono ancora qualche utilizzo di queste sostanze”. L’identificazione di questi quattro nuovi gas, secondo Laube ”è molto preoccupante in quanto contribuiranno alla distruzione dello strato di ozono. Non sappiamo da dove vengono emessi questi gas e la fonte deve essere cercata”. Secondo Laube le fonti possibili di emissione includono sostanze chimiche per la produzione di insetticidi e solventi per la pulizia di componenti elettronici. Inoltre questi gas si dissolvono molto lentamente, quindi, anche se le emissioni dovessero cessare immediatamente, queste sostanze saranno presenti in atmosfera ancora per molti decenni. (fonte)



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