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Ecco perché il cervello degli anziani è più lento

Il fenomeno sarebbe dovuto alle troppe informazioni. Il peso dell'esperienza, insomma

Pubblicato il 23/01/2014 da Prevenzione a tavola

Il cervello degli anziani non subisce un declino cognitivo, è solo più lento perché contiene già moltissime informazioni e la loro selezione richiede più tempo, sostengono in modo provocatorio i ricercatori del dipartimento di linguistica dell'università di Tubingen, in Germania, in una 'review' pubblicata su Topics in Cognitive science. Gli studiosi criticano alla base i metodi impiegati fino ad oggi in molti test cognitivi, fatti per valutare le capacità di memoria in tarda età. Sarebbero insufficienti perché standardizzati per tutti e senza tenere conto delle differenze legate all'esperienza che porta a comportamenti e reazioni differenti.Afferma Michael Ramscar, a capo del team di ricercatori tedeschi: "Il cervello degli anziani non si indebolisce, al contrario sa semplicemente molto di più. Come un computer che ha una memoria piena, la mente rallenta ma ciò non vuol dire che perda le capacità mnemoniche. Quindi non è detto che chi ricorda 600 compleanni abbia una memoria migliore di chi ne ricorda solo 6".L'errore di fondo dei quiz cognitivi e dei test linguistici sarebbe che "inavvertitamente favoriscono le persone giovani e non tengono conto dell'esperienza accumulata da chi è più vecchio. Il sapere di più induce una differente analisi, scelta di parole e interpretazioni" spiega Ramscar. I ricercatori stimano che se un lettore medio legge 85 parole al minuto, 45 minuti al giorno per 100 giorni all'anno, a 21 anni di età avrà accumulato 12 anni di letture, 1.500.000 parole ripetute e 21.307 parole diverse. Un 70 enne, invece, avrà accumulato almeno 61 anni di letture, 9.000.000 di parole ripetute e oltre 32.500 parole nuove. "Più si possiede memoria e più ci vuole tempo per ricercare le parole - precisano gli studiosi - Gran parte della performance richieste nei test standardizzati, interpretati dai ricercatori, mostra decrementi legati all'età ma in realtà riflettono incrementi perché rispecchiano un accumulo di esperienza anche nel vocabolario e sottili processi di discriminazione verso alcune parole tipici della tarda età". "E' tempo di ripensare a cosa si intende per declino cognitivo prima che false conclusioni siano poi usate per decisioni che mettono ai margini i vecchi o che cerchino di rimediare a problemi che non esistono" commentano Wayne Gray e Thomas Hills del dipartimento di scienze cognitive e psicologia dell'università di Warwick, editori della rivista. (ANSA)



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