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Parlamento illegittimo

di Paolo Becchi

Pubblicato il 11/12/2013 da Paolo Becchi

Ebbene sì, ha ragione Zagrebelsky: dopo la sentenza della Corte, inizieranno – sono già iniziate – le fantasie giuridiche di «politici, politicanti, giuristi, azzeccagarbugli». Ma quella di Zagrebelsky cos’è, se non una fantasia giuridica anch’essa, con la tesi secondo cui il Parlamento sarebbe, oggi, delegittimato ma nel contempo non annullato, in nome del «principio della continuità dello Stato»? Che cosa significa? Re Giorgio ne dà un’interpretazione tutta sua: «Apprezzo molto la risposta di Zagrebelsky oggi e di Onida ieri: gli argomenti dal punto di vista politico e istituzionale sono inoppugnabili e vanno nella direzione opposta di chi dice che il Parlamento è delegittimato». Ma come? Zagrebelsky non ha detto proprio che, con la sentenza della Corte, «ci dobbiamo tenere istituzioni parlamentari che solo un cieco non vedrebbe quanto la attuale vicenda abbia delegittimato dal punto di vista democratico»? E perché non seguire allora la tesi di Pietro Alberto Capotosti, presidente emerito della Corte Costituzionale, il quale ha dichiarato: «Dal giorno dopo la pubblicazione della sentenza questo Parlamento è esautorato perché eletto in base a una legge dichiarata incostituzionale. Quindi non potrà più fare niente, e questo è drammatico»? Con le “fantasie giuridiche” non si va molto in là (lo stesso Ainis, costituzionalista di Re Giorgio, pochi giorni fa, prima della sentenza della Corte, non aveva forse sostenuto l’idea che «sarà impossibile convalidare l’elezione di qualche centinaio di parlamentari, dato che le Camere non vi hanno ancora provveduto»?). Lo stesso Zagrebelsky, del resto, tenta di separare, a tutti i costi, l’effetto politico (la «delegittimazione») da quello giuridico (l’«annullamento») della sentenza. Ma come si possono separare, quando in gioco, quando la posta in gioco non è affatto un problema giuridico, ma il problema politico per eccellenza: quello della legittimità del Parlamento? Dobbiamo stare ai fatti, ai fatti politici: la sentenza della Corte ha accertato e registrato l’illegittimità di un sistema politico, e non semplicemente l’incostituzionalità di una norma giuridica. Questa è la situazione: il sistema costruito dalla partitocrazia è stato finalmente riconosciuto anti-democratico ed incostituzionale. Che fare, dunque? Non resta che andare immediatamente al voto, ritornando alla legge elettorale precedente. Un voto di fiducia – ottenuto ancor prima della pubblicazione della sentenza della Corte! – non salverà, non legittimerà un Parlamento, un Governo ed un Capo dello Stato illegittimi. In questo Parlamento, in ogni caso, il M5S dovrà rifiutarsi di sedere. Questa è una vittoria del MoVimento: è il riconoscimento del cancro dei partiti, della loro natura antidemocratica, dell’illegittimità del loro sistema. Il M5S non sarà, proprio adesso, loro complice. È finita per sempre ogni possibilità di fermare il MoVimento. Non ci saranno alleanze: il M5S non stringe accordi con nessun partito, perché tutti sono corresponsabili dello stato in cui hanno portato il Paese. Lotterà da solo per vincere e governare da solo. Questa è la nostra speranza, questa è l’ultima speranza per il Paese: ma dove è il pericolo, cresce anche ciò che dà salvezza (Hölderlin).



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