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Shalabayeva, una storia di petrolio e di spionaggio

di Alberto Massari

Pubblicato il 21/11/2013 da Alberto Massari

“Shalabayeva, una storia di petrolio e di spionaggio… forse”, così si esprime Milena Gabanelli, una voce che la politica ciclicamente tenta di spegnere. Giova ricordare che dopo le prime notizie relative alla ingiusta espulsione di Alma e Alua, ai primi di giugno, seguì un inspiegabile – non è vero – silenzio di oltre quaranta giorni, dopo di ché il governo Letta rischiò di cadere e cinque deputati del MoVimento 5 Stelle, per primi, si recarono in Kazakistan per dare voce alla incolpevole signora Shalabayeva. Quella mossa di politica estera colpì a tal punto nel segno, che il ministro degli esteri kazako, in una interessante intervista, riferendosi alla vicenda nominò il solo M5S, sancendo di fatto il disconoscimento della restante classe politica italiana. Nel frattempo, Mukhtar Ablyazov, oppositore politico o delinquente a seconda dei punti di vista, si faceva arrestare in Francia, centrando un duplice obbiettivo: salvarsi la vita e prendere tempo per pensare alle mosse successive a quella più importante e dolorosa della sua vita: il sacrificio della Regina. Questa è la tesi di alcuni e del sottoscritto, secondo la quale Ablyazov avrebbe attirato in una trappola le forze di sicurezza italiane, contando sul fatto che, arrestando e consegnando a Nazarbayev moglie e figlia, ne sarebbe nato un caso internazionale, accendendo i riflettori sulla lotta al potere in Kazakistan. I primi di ottobre viene pubblicato dall’editore Adagio: Shalabayeva – Il caso non è chiuso, un e-book realizzato da chi scrive, che racconta la vicenda e sostiene una tesi chiara e semplice: tutto questo non doveva accadere e se è accaduto in Italia il motivo è che il paese è senz’anima e l’anima che manca si chiama intelligence o servizi segreti che dir si voglia. Non che AISI e AISE non esistano – il presidente del Copasir comunque non ne sapeva nulla – è che si dedicano a non si sa che, o meglio, lo si sa benissimo, stando agli scandali, ai morti e agli arresti, per tacer del resto, che ne costellano la storia dalla loro nascita. Senza offesa a un eroico servitore dello Stato come Nicola Calipari, e ai pochi come lui. Così, il 25 novembre, la puntata di Report di Milena Gabanelli dedicato alla signora Shalabayeva ci vedrà spettatori attenti e soddisfatti di avere immaginato, a metà luglio, che la vicenda non sarebbe scomparsa dai radar dell’informazione, per quanti sforzi avrebbero fatto la politica e l’informazione prezzolata per farla dimenticare. Tale soddisfazione è doveroso condividerla con la editor e l’editore che decisero in solo tre ore la pubblicazione di Shalabayeva, dimostrando quella indipendenza, intelligenza e onestà intellettuale di cui sono carenti troppe donne e troppi uomini preposti alla sicurezza e alla guida del Paese. Oggi è in preparazione una edizione accresciuta, di cui anticipo una modesta proposta ivi contenuta: l’Italia si faccia promotrice di un tavolo di mediazione invitando il Kazakistan e la Francia con la finalità di mettere fine allo scontro tra il Presidente Nursultan Nazarbayev e il suo ex ministro Mukhtar Ablyazov, detto altrimenti di mettere la parola “Pace” tra i due. L’Italia avrà così l’occasione di promuovere un’azione a salvaguardia della sovranità del Kazakistan, interponendosi agli interessi di quanti sono interessati a violarla, alimentandone conflitti interni ed esterni. L’Italia potrà proporsi quale mediatore tra la Francia, che detiene il vero oggetto del contendere – Ablyazov – e il Kazakistan, solo a patto di emendarsi dalla grave violazione dei diritti di Alma e Alua, istituendo una commissione parlamentare che indaghi sulla vicenda, come auspicato, se non erro, da uno dei parlamentari del M5S di ritorno da Astana. Con buona pace della diplomazia “parallela” del Cane a sei zampe. Molte cose paiono impossibili a farsi prima di essere fatte.



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