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Nichi Vendola chieda scusa, e poi si dimetta

di Biagio Simonetta

Pubblicato il 15/11/2013 da Biagio Simonetta

Non lo so se Nichi Vendola è una persona perbene. Non lo so, e forse neanche mi interessa. Quello che so è che Nichi Vendola è un amministratore pubblico, un presidente di Regione. E per tanto ha obblighi morali ai quali non può sottrarsi. Per questo credo che debba chiedere scusa e dimettersi. Gli bastano pochi minuti: chiami il suo entourage, convochi una conferenza stampa, e lo faccia. Oggi. Subito.La sua telefonata con Girolamo Archinà, il braccio operativo dei Riva oggi agli arresti per l'inchiesta sull'Ilva, è sprezzante. Roba da togliere il sonno. E' un insulto a tutte i tarantini ammalati o morti di cancro. Anzi, di più. E' un insulto a tutti i meridionali che vivono quotidianamente in territori avvelenati da mafie e grandi industrie: penso all'agro aversano intossicato dai casalesi. Penso alla "mia" Crotone, dove ai bambini delle scuole hanno trovato tracce di cadmio nei capelli. Storie di un Sud bistrattato da sempre. Il Sud che conosco bene. Il Sud dove ho visto ragazzini crescere e andar via prima di diventare uomini. Amici finire nel giro sbagliato, compagni venire al partito solo per fumare gli spinelli. Il Sud dove ho visto pezzenti arricchirsi con la coca, imprenditori dritti costretti alla fuga e nuovi manager aprire bottega. Il Sud dove ho perso amici d’infanzia. Qualcuno per sempre. Il Sud degli ipermercati deserti, dove si ricicla il danaro dei clan.E oggi le risate di Nichi Vendola sono una pugnalata alle spalle. Un amministratore meridionale che ride di un giornalista che chiede conto dei tumori a Taranto è una scena che neanche nella peggior pellicola di sempre.Nichi Vendola non attenda oltre. Chieda scusa a Taranto, ai tarantini. Si vergogni davanti ai meridionali. E poi se ne vada. Vada a ridere altrove. Non ci mancherà per niente.



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